COstretti a VIvere Distanti

Potrebbe essere, almeno sul medio termine, la rivincita dei misantropi.

Ci fu il tempo dei cacciatori-raccoglitori, e quello era il loro eden: se ti andava, potevi passare settimane in perfetta beatitudine senza quasi incontrare anima viva. Poi sorsero l’agricoltura e l’allevamento, attorno a cui crebbero centri abitati sempre più popolosi. I misantropi allora guardavano con disgusto a quei maleodoranti agglomerati, e avevano le loro buone ragioni: malattie infettive di ogni sorta ivi prosperavano e si moltiplicavano. Come se non bastasse, la stretta vicinanza con noi bovini e altri quadrupedi, stipati in angusti letamai, favoriva il passaggio di morbi sempre più temibili da noi all’uomo (senza che ne avessimo la benché minima responsabilità, ovviamente).
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Carenza di anticorpi

Una caratteristica fondamentale degli anticorpi è quella di attivarsi in maniera rapida e spontanea quando c’è bisogno di loro, senza aspettare l’assenso del sistema nervoso centrale. Quest’ultimo potrebbe essere addormentato, concentrato su altre attività, o semplicemente molto pigro, ma in un organismo sano la risposta immunitaria ad un patogeno avverrebbe ugualmente e con la stessa efficacia.

Che cosa accadrebbe invece se al contrario prima di attivare le difese immunitarie ciascuno di noi dovesse attendere di prendere coscienza della situazione e deliberare poi una serie di contromisure? La risposta è facile: l’infezione avrebbe buon gioco nel diffondersi capillarmente, e gli interventi messi in campo per arginarla sarebbero tardivi e quasi del tutto inefficaci.

Quest’ultima frase purtroppo riflette esattamente quanto è successo in questi mesi in gran parte delle nazioni del pianeta, mettendo a nudo negli organi responsabili della prevenzione su larga scala un dilettantismo a dir poco disarmante.
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Il punto di non ritorno

Chi ha bisogno di un’iniezione di ottimismo?

Io ne ho bisogno. Rivoglio il mio mondo. Voglio tornare indietro, voglio che tutto sia ancora com’era prima.
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Il Coronavirus ai tempi del Coronavirus

Pipistrelli a testa in su

Se avessi le orecchie, credo che mi fischierebbero. Per quel che posso ricordare, non si è mai parlato così tanto di me; in effetti fino a poco tempo fa non si parlava affatto. Se ce l’avete con me posso anche capirvi, ma fossi in voi –come effettivamente sono– prima di ricorrere ad espressioni colorite come “carognavirus” o simili rifletterei un attimo, e proverei ad osservare le cose da una prospettiva un po’ diversa.
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Totoministro

Interiora

Superfluo precisare che faremmo volentieri a meno di ritrovare ancora Salvini nel novero dei ministri del prossimo Governo, o di qualunque altro successivo. Come minimo, comunque, auspichiamo che non torni al Viminale. D’altra parte è palese come il soggiorno nella storica residenza romana sia stato di suo gradimento, e che farà di tutto per ritornarci. Se proprio dovesse toccarci ancora un Salvini ministro, si potrebbe allora cercare di dirottarlo verso un ruolo alternativo, sperando che non si accorga della differenza.
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La loro Africa

Forse nel futuro ci sarà una qualche storia
africana, ma al presente non ve n’è alcuna:
esiste solo la storia degli europei in Africa.

Hugh Trevor-Roper

Adesso basta, è veramente troppo. La misura è colma. Rimane una sola soluzione possibile: chiudiamo le frontiere. Niente e nessuno deve più passare. E non voglio sentire parole buoniste: nessuno si azzardi a dire “restiamo umani” o altre vuote frasi ad effetto del genere. Guai anche a chi propone: “aiutiamoli a casa loro”. No: che si arrangino!

Forse qualche lettore di Bue punto zero potrebbe a questo punto ritrovarsi in uno stato di incipiente perplessità. Ma come: dopo che hai cercato di convincerci che i confini non hanno più ragione di esistere, dopo che hai brutalizzato e sbeffeggiato alcune delle principali tesi salviniane, ci proponi affermazioni di questo stampo? Sarà forse che la figuraccia rimediata recentemente ti ha dato alla testa? Insomma, ti sei bevuto il cervello? O vuoi prenderci in giro?

Be’, capisco queste rimostranze, ma in realtà c’è una spiegazione più semplice. Il fatto è che ci può essere una certa distanza tra la teoria e la pratica. Per quanto riguarda la teoria, confermo tutto quello che ho già scritto. Quando si pone però il problema di mettere in pratica idee così astratte, può darsi che ci si ritrovi a scendere a compromessi. Può darsi che il percorso per arrivare all’obiettivo sia tortuoso. In alcuni casi l’azione da intraprendere può essere paradossale. Come quasi tutti i bovini, anche Bue punto zero è fedele al Tao, e quindi gli pare naturale che per innalzare qualcosa, prima la si debba abbassare; che per raddrizzare si debba piegare; che per riempire si debba svuotare; che per unire si debba dividere.
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Il Chiodo fisso

I lettori più attenti avranno notato che negli ultimi tempi l’onorevole Salvini — al quale, per la simpatia che mi ispira, auguro di pinzarsi il pisello nella patta dei pantaloni — è diventato un chiodo fisso di Bue punto zero. Effettivamente mi sto impegnando per abbattere, uno dopo l’altro, tutti i suoi principali cavalli di battaglia. Metaforicamente, s’intende, perché fra quadrupedi erbivori non può esserci che solidarietà ed empatia, a prescindere da chi portiamo in groppa.

Oggi è il turno del turpe e smaccato utilizzo del Crocifisso, baciato in mondovisione e variamente ostentato nelle più disparate occasioni.

Che ciò venga fatto per calcolo politico è evidente. Che la parte di elettorato cattolico o ateodevoto che vede di buon occhio questi atteggiamenti sia più nutrita della parte che lo trova disgustoso è probabile. Che questo atteggiamento sia coerente con i princìpi fondanti della Chiesa è assai discutibile. Vi sono anzi le prove che già nel diciannovesimo secolo la Chiesa cattolica era più avanti rispetto a certe idee reazionarie che vengono oggi propalate dal nostro soggetto.

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Un fisco iperbolico

Italia

Vi piacerebbe pagare le tasse in maniera iperbolica?

Forse è meglio riformulare la domanda: vi piacerebbe una riforma che semplifica drasticamente il sistema fiscale, che riduce le sperequazioni, che mette d’accordo tutte le principali forze politiche, che favorisce le famiglie e le aziende, e in più è fedele ai dettami costituzionali? Bene, allora questo articolo fa per voi. Spero che avrete la pazienza di arrivare fino in fondo: non vorrei che vi perdeste il colpo di scena che ho preparato per i lettori più tenaci.

Recentemente si sente molto parlare di flat tax, un anglicismo che evidenzia l’incapacità della nostra classe dirigente di utilizzare correttamente la lingua italiana. Il termine flat significa “piatto” — piatto, per intenderci, come un encefalogramma — e denota la volontà di uniformare la pressione fiscale, facendo contribuire tutti, dai più benestanti ai più indigenti, con la stessa percentuale di reddito.
Spesso in passato il nostro faro è stato la Costituzione, la quale a questo proposito prevede (art. 53): il sistema tributario è informato a criteri di progressività. Si tratta chiaramente della negazione del concetto di flat tax.

Quando mi sono chiesto quale sia il modo più semplice di applicare questo principio costituzionale, e mi sono dato la risposta che trovate descritta sommariamente in questo articolo, mi sono reso conto che tra i suoi benefici immediati potrebbe esserci la soluzione di quasi tutti i problemi dell’Italia e più a lungo termine anche del resto del mondo. Poiché in questo campo gli “esperti” (o presunti tali) hanno spesso preso delle cantonate mostruose, la possibilità che una proposta formulata da qualcuno che non ne capisce una cippa di fisco e di altre questioni economiche sia valida forse non è poi così remota. Per questo, sull’onda del dannunziano memento audere semper, ponendo seriamente a rischio la mia reputazione e la mia onorabilità, ho deciso di renderla pubblica.
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Se questo è un uomo

Se questo è un uomo

Le cose viste e sofferte mi bruciavano dentro, mi sentivo più vicino ai morti che ai vivi. Poi lo stesso mio scrivere diventò un’avventura diversa, non più l’itinerario doloroso di un convalescente, ma un costruire lucido: un’opera di chimico che pesa e divide, misura e giudica su prove certe, e s’industria di rispondere ai perché.

P. Levi

Matteo Salvini ha annunciato che si recherà all’Istituto Tecnico Industriale “Vittorio Emanuele III” di Palermo per l’apertura del prossimo anno scolastico, con il proposito di spiegare che è sbagliato accostare leggi razziali e difesa dei confini.
Mi permetto di suggerire al Dirigente Scolastico dell’Istituto, o al suo eventuale incaricato, la prolusione a questo elettrizzante evento.

Duemilacinquecento anni fa, anno più anno meno, Siddhartha Gautama detto il “Buddha” suggeriva ai suoi discepoli: “Riconosci te stesso in ogni essere”.
Cinque secoli più tardi, Yehoshua di Nazareth detto il “Cristo” affermava: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.
Poco importa se i due personaggi a cui sono attribuite queste parole le abbiano davvero pronunciate. Sta di fatto che esse, accompagnate da molti altri insegnamenti correlati, sono state sospinte dal vento della storia rispettivamente verso oriente e verso occidente, fino ad abbracciare tutto il mondo, e oggi, stando alle statistiche, sono più di tre miliardi le persone che si riconoscono in almeno una delle due citazioni.

Non è certamente tra i nostri obiettivi fare proselitismo religioso, così come non ci interessa la propaganda politica. Qui siamo in una scuola, qui siamo interessati ad una cultura finalizzata allo sviluppo del senso critico, al ragionamento, all’analisi e alla comprensione del mondo che ci circonda. Ci sta a cuore, soprattutto, l’educazione civica delle giovani generazioni.
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Bufala 2.0

Preciso subito, a scanso di equivoci, che non ho nulla contro le bufale intese come femmine del bufalo, per le quali nutro anzi profonda stima e casto affetto.

Detto questo, per accostarmi all’argomento dell’articolo rammenterò ai miei lettori che per chi vive in ambiente rurale è normale considerare lo sterco non come un rifiuto, ma come una risorsa preziosa, e quindi non mi vanterò più di tanto dell’idea che ho partorito e che ora illustrerò senza altri indugi.

Primo spunto: le bufale, intese come fandonie, che con sempre maggiore intensità intasano le vie di comunicazione digitali e creano scompiglio nella già fragile coscienza politica della popolazione.

Secondo spunto: la basilare aspirazione del MoVimento 5 Stelle alla democrazia diretta, ribadita ancora in questi giorni da un suo noto esponente, che mira a rendere obsoleta la nomina di cittadini deputati a rappresentare l’elettorato in apposita assemblea e a mettere tutte le decisioni in mano a quella fragile e sempre più annebbiata coscienza politica di cui sopra.
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