Non effettua fermate intermedie

[Questo breve delirio, che Bue punto zero offre ai suoi lettori per concedere loro qualche minuto di svago, è dedicato a quella parte della mandria che frequenta quotidianamente i carri bestiame circolanti sul territorio nazionale.]

Sono stato tra gli ultimi a salire: per questo motivo non ho ancora trovato un posto a sedere. Quando la porta, sbuffando e cigolando, si è chiusa alle mie spalle e il treno con un sussulto ha dato avvio alla sua corsa, istintivamente ho iniziato a percorrere le carrozze in avanti, secondo il senso di marcia del convoglio. Incontrando molti passeggeri che nei corridoi intasati procedevano ansimando in direzione contraria alla mia sulle prime ebbi il sospetto che quella scelta fosse sbagliata. Presto tuttavia mi convinsi che non avrebbe fatto alcuna differenza. Non tornerò indietro.

Per chi è costretto a trascorrerlo in piedi il viaggio è assai duro, e neppure i finestrini, chiusi e sigillati, possono offrire conforto al passeggero esausto e madido. La nebbia spesso appare come un panno grigio steso sul vetro, e quando si solleva lascia intravedere solo una pianura sterminata e brulla. Allora il sole che brucia le zolle e gli sterpi e si abbatte feroce sulle lamiere del convoglio, arroventandole, fa subito rimpiangere la nebbia, e accende il desiderio di uno spiraglio da cui attingere una boccata d’aria asciutta. La notte invece il finestrino si trasforma in un flebile, indecifrabile specchio, e bisogna sperare in un guasto all’impianto di illuminazione per poter osservare un cielo scuro senza stelle. Neppure nelle cuccette è possibile spegnere la luce. Per motivi di sicurezza, dicono.

Ciascun vagone letto è sorvegliato da un addetto in divisa che controlla con rigore il rispetto dei tempi. Non più di sei ore per ogni turno di riposo può sembrare poco, ma è in primo luogo la rigidità di questo limite ad offrire l’opportunità a tutti coloro che hanno bisogno di un giaciglio di accedervi senza tempi di attesa interminabili. Non sempre la sorte si mostra favorevole fin da subito, e può capitare che convenga proseguire sperando di trovare qualche carrozza più avanti una cuccetta libera, o almeno una lista di attesa di lunghezza più ragionevole. Per chi al calar della notte non ha ancora trovato una sistemazione stabile, inoltre, proprio la scarsità di posti a sedere si può tramutare in un inaspettato vantaggio. Coloro che se ne sono conquistato uno infatti lo abbandonano solo per il tempo strettamente necessario per recarsi nella carrozza ristorante o al gabinetto, e di notte non se ne allontanano per timore di trovarlo occupato da altri al loro ritorno. Raramente, da quando il viaggio è iniziato, mi è capitato di passare la notte in piedi.

Spesso controllo la tasca per assicurarmi di avere il biglietto a portata di mano. Ancora nessuno me lo ha chiesto, per cui non sono affatto sicuro di essere in regola. Nella biglietteria la confusione era tale che a fatica riuscivo a raccogliere brandelli di parole pronunciate da un inserviente che sembrava articolare una lingua a me sconosciuta, e la fretta mi ha impedito di soffermarmi a puntualizzare. A causa di ciò, ora sono assillato da frequenti dubbi. Quello che è certo è che non posso fermarmi in prima classe. Per precauzione non utilizzo mai neppure i servizi igienici delle carrozze di prima, anche se a quanto si dice non vi è alcuna regola che lo vieti. Per lo stesso eccesso di cautela probabilmente molti altri passeggeri vi rinunciano, e quindi non è inusuale trovarli liberi e in ordine, così invitanti che devo fare uno sforzo su me stesso per trattenermi dall’utilizzarli. Molti di essi sono dotati anche di una doccia, oltre che di un grande specchio, di sapone e di carta asciugamani.

Nonostante tutto non ho ancora perso la speranza e continuo a percorrere il treno, carrozza dopo carrozza, in cerca di un posto a sedere. A volte quelli già occupati si liberano. È necessario avere un po’ di fortuna e arrivare nel momento giusto. Mi è capitato di attraversare un vagone mentre il controllore stava contestando ad un passeggero la regolarità del suo biglietto. Il passeggero ora urlava, ora supplicava, ora piangeva. In questi casi passo oltre, cercando di non dare nell’occhio. Da un lato vorrei fermarmi e attendere che il posto si liberi. Dall’altro però temo che il controllore mi noti, e soprattutto temo di scoprire ciò che accade al passeggero irregolare. Tutto ciò che so è che il treno non effettua fermate intermedie, e questo mi basta.

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Straguadagnano

In ogni sistema dinamico abbastanza complesso si osservano fenomeni di retroazione (o feedback) negativa. È un principio che si applica agli organismi viventi, agli ecosistemi, al clima: al variare di una condizione interna o esterna che ne altera l’equilibrio, il sistema reagisce con un’azione che controbilancia l’alterazione e ne annulla l’effetto, garantendosi la stabilità.

Tali fenomeni possono interessare anche il campo sociale. Se opportunamente strutturata, la società può reagire spontaneamente a comportamenti antisociali e arginarli limitando l’esigenza di espliciti interventi repressivi imposti dall’esterno.

Può verificarsi anche il fenomeno opposto: il potenzialmente devastante feedback positivo, che amplifica gli effetti di una piccola variazione fino a destabilizzare, se non interviene qualche altro meccanismo di controllo, l’intero sistema. Un esempio di questo tipo di processo in campo sociale può aversi nel caso in cui si dia la possibilità a chi ricopre una certa carica pubblica amministrativa o governativa di determinare arbitrariamente l’ammontare del compenso dovuto per la carica stessa. Ipotizziamo che inizialmente questa carica sia ricoperta da persone competenti ed oneste, le quali valutano che la loro competenza e la loro onestà meritino un compenso significativamente più elevato di quello attualmente corrisposto. Queste persone deliberano quindi di innalzarsi lo stipendio, e percepiscono questo compenso maggiorato fino alla fine del loro mandato. Ora però l’ammontare del nuovo compenso fa gola ad alcune persone che non hanno né la competenza né l’interesse per il ruolo in questione, ma sono abbastanza scaltre da trovare il modo di farsi nominare al posto del personale uscente. A quel punto, visto che ciò che le muove è solo l’avidità, provvederanno ad aumentarsi ulteriormente lo stipendio,  danneggiando al contempo la società che glielo eroga, dato il loro conclamato disinteresse e la loro incompetenza.

Quello descritto è un caso esemplare in cui si può vedere come una semplice modifica al sistema potrebbe, introducendo una opportuna retroazione di tipo negativo, risolvere alla radice il problema. Si potrebbe ad esempio commisurare lo stipendio di chi governa una comunità, quale che sia la sua dimensione (comune, regione, nazione), al reddito medio della popolazione residente nella comunità. In questo modo il benessere della comunità verrebbe a coincidere con l’interesse personale del governante, e un avido incompetente avrebbe più di un buon motivo per non aspirare a quella carica. Una persona capace sarebbe invece ancora più motivata ad amministrare la comunità in modo da garantirne la massima prosperità.

Naturalmente l’idea può essere perfezionata. Il celebre aneddoto sulla statistica del mezzo pollo, in particolare, può indurre alla seguente riflessione: basterebbe avere un piccolo numero di persone ricchissime in mezzo ad una popolazione per lo più povera per determinare un reddito medio su livelli dignitosi. Per evitare che il governante trovi come via più comoda per garantirsi uno stipendio accettabile quella di favorire uno sbilanciamento nella distribuzione delle risorse, si dovrà ancorare lo stipendio al valore più basso misurato: ad esempio potrebbe essere imposto come tetto massimo il doppio o il triplo dello stipendio minimo percepito nell’ambito della popolazione di riferimento. E naturalmente questo stipendio dovrebbe bastare per tutte le comuni spese personali inclusi vitto e alloggio: sarebbero a carico della comunità solo le spese straordinarie come i costi sostenuti per le trasferte istituzionali.

Se l’idea in sé è semplice, la sua attuazione pratica in un contesto come, a titolo puramente esemplificativo, quello italiano, si scontra con il problema di interrompere il circolo vizioso del feedback positivo. Per fare tabula rasa del sistema in vigore e ripartire da zero ci vorrebbe forse un conflitto mondiale, o almeno una guerra civile. Anche l’ipotesi che una legislatura di incapaci, consapevoli di non avere speranze di rielezione, come ultimo atto prima di lasciare l’incarico possa, semplicemente per dispetto verso i successori, cambiare drasticamente le regole del gioco, è poco plausibile, per quanto attraente.

Avendo preso atto che questa soluzione è sostanzialmente impraticabile, proviamo ad individuarne un’altra. I politici prendono un sacco di soldi? Che almeno cerchino di meritarseli. La richiesta più ovvia che possiamo avanzare è che affrontino i problemi non appena si manifestano palesemente. Ad esempio, in presenza di una crisi economica mondiale è auspicabile che si adoperino per arginarne le conseguenze, invece di negare che esista, o affermare all’approssimarsi del suo apice che è già passata. Ma questo non basta: dovrebbero anche giocare d’anticipo, lavorare sulla radice di un potenziale problema prima che questo si manifesti, prevenire prima di essere costretti a curare. Ad esempio esaminando con attenzione i dati demografici e intervenendo sul sistema pensionistico molto prima che si avvicini al collasso, o consultando le previsioni del tempo per prevenire almeno le conseguenze più disastrose di un’alluvione.

E poi, naturalmente, dovrebbero evitare con la massima cura qualunque situazione in cui li si possa anche solo lontanamente sospettare di abusare della loro posizione per ottenere illecitamente vantaggi aggiuntivi rispetto a quelli di cui già godono. In casi di abuso infatti non c’è retroazione che tenga: c’è bisogno di un drastico intervento esplicito e mirato. Se il politico si rivela incapace e danneggia il Paese, deve come minimo ripagare il danno. Se il politico si rivela disonesto, deve essere punito con la massima severità, perché nel suo caso non possono essere addotte giustificazioni o attenuanti di sorta: non può dire che l’hanno costretto, perché nessuno è costretto a mettersi in politica; non può dire che non sapeva o non voleva, perché la sua posizione richiede la più ampia consapevolezza; se si giustifica sostenendo che lo fanno tutti la sua affermazione verrà verificata e se è vera tutti subiranno la stessa condanna. In Cina, la cui popolazione vanta una tradizione di millenaria saggezza, chi si macchia di reati come la corruzione e la concussione viene fucilato. Importiamo tante cose dalla Cina, forse si potrebbe importare anche questa.

Si obietterà che noi siamo in Europa, non in Cina, e l’occidente ha storia, cultura e tradizioni molto diverse. L’Europa ha radici cristiane –ce l’hanno ripetuto talmente tante volte che alla fine ci hanno convinti–, radici che affondano in un humus greco-romano. Se la fucilazione non convince, possiamo proporre per i politici disonesti un’altra soluzione più vicina alla nostra cultura e alla nostra sensibilità: crocifiggiamoli.

Pudenda #7

  1. Maurizio Bianconi
  2. Donato Bruno
  3. Nicolò Cristaldi
  4. Giovanni Dell’Elce
  5. Benedetto Francesco Fucci
  6. Maurizio Iapicca
  7. Barbara Mannucci
  8. Lorena Milanato
  9. Alessandro Pagano
  10. Stefano Saglia

Fosse per loro, Berlusconi e i suoi squallidi ministri sarebbero ancora al governo. Ora però nove deputati su dieci appoggiano il governo Monti, e otto italiani su dieci, stando ai sondaggi, lo giudicano positivamente.

Sarà che, dopo Berlusconi, a Palazzo Chigi anche una mandria di bufali avrebbe fatto un figurone. Ma se un governo messo in piedi in pochi giorni con il dichiarato obiettivo di imporre a tutti sacrifici da un tizio che fino a due settimane fa era ai più un perfetto sconosciuto riscuote così larghi consensi, mentre del precedente governo nominato sulla base di una compatta maggioranza suffragata dalle urne quasi tutti pensano che la cosa migliore che abbia fatto è togliersi di mezzo, non potrebbe forse nascere il sospetto che la democrazia sia una boiata pazzesca?

(Non sai che cosa sono le Pudenda? Riparti dall’inizio)

Avanti il prossimo

Il segretario del Pd, tale Pier Luigi Bersani, a proposito delle dimissioni dell’onorevole Berlusconi ha affermato testualmente: “È il Partito Democratico che l’ha mandato a casa”. Ci dispiace mettere in dubbio le granitiche certezze del segretario; purtuttavia alcune recenti vicende legate all’ambiente parlamentare potrebbero condurre i sospetti verso un altro responsabile.

Come già abbiamo rilevato, pochi giorni dopo la pubblicazione delle Pudenda numero cinque Gabriella Carlucci, il cui nome era ivi contenuto, ha abbandonato il Pdl, ed è noto che a causa di questa ed altre defezioni due giorni dopo Berlusconi si è ritrovato senza una maggioranza alla Camera.

Si potrebbe pensare ad una coincidenza fortuita. Ma a questo gustoso episodio se ne è subito aggiunto un altro: riguarda il deputato Amedeo Laboccetta, il quale il giorno 10 novembre 2011 ha avuto un incontro ravvicinato con la Guardia di Finanza, in conseguenza del quale si presume che sarà iscritto nel registro degli indagati. Lo stesso giorno 10 novembre il nome di Laboccetta era apparso, vergogna delle vergogne, nelle Pudenda numero sei di Bue punto zero.

Giunti a questo punto, abbiamo qualcosa di più di un semplice indizio. L’identikit del responsabile della caduta del Governo Berlusconi potrebbe includere un grande paio di corna. Tra non molto sarà pubblicata una nuova lista: vediamo chi sarà il prossimo.

In un mondo perfetto

La tassa patrimoniale di Monopoli

In un mondo perfetto la locuzione “crisi economica” non avrebbe significato. In un mondo perfetto il denaro non esisterebbe, tutti lavorerebbero gratis e si uscirebbe dal supermercato col carrello pieno senza pagare nulla.

Accade che il nostro mondo non sia perfetto e che tutto o quasi tutto sia regolato dal profitto, al punto che la democrazia sta per essere commissariata dalla finanza. Ciò potrebbe apparire intollerabile, se non fosse che in questo stesso mondo imperfetto c’è anche chi vota per l’onorevole Berlusconi. Potendo scegliere il male minore, opteremmo quindi volentieri per il commissariamento.

Da quando è in politica, l’onorevole Berlusconi è apparso interessato principalmente a tre cose: evitare i tribunali, consolidare il suo patrimonio e divertirsi con le mignotte. Lasciando fare a lui, tutto il resto va inevitabilmente in malora. Questo è il male maggiore.

Che dire invece dell’onorevole Monti? Probabilmente è il tipo che a giocarci assieme a Monopoli ti lascia in mutande dopo cinque minuti. Ma se l’interesse dell’alta finanza è avere dei polli da spennare (oppure volendo, per stare in tema, delle mucche da mungere), essa avrà cura che i medesimi polli si conservino in buona salute, per poter continuare a spennarli. Questo è il male minore.

Almeno fintantoché l’onorevole Berlusconi non pescherà dal mazzo l’agognato imprevisto che lo porterà dritto in prigione senza passare dal via.

È caduto

Un panorama finalmente libero

L’orizzonte è finalmente sgombro da quella fastidiosa sagoma. Mi sono distratto un attimo, e non ho capito se ha fatto un passo indietro, come gli avevamo chiesto, o se l’hanno spinto giù. Ma fa poca differenza.

Il prosecco nel frigo è in fibrillazione. Quando avrò dato sfogo al suo entusiasmo, senza alcuno sforzo potrò vedere il bicchiere mezzo pieno. Purtroppo finirà presto: in pochi secondi il vino avrà assolto il suo mandato, e per noi che vedremo l’alba di domani sarà necessario iniziare ad acclimatarci alla brace che ci attende. Ma ora non pensiamoci: concediamoci un po’ di tempo per godere di questo rilassante panorama.

Il pesce grosso

Pesci

Le curve sono strette, i margini di manovra limitati, le conseguenze di ogni errore potenzialmente irreversibili. Nella maggioranza si pone il solito problema di decidere quale sia il momento giusto per saltar giù; nell’opposizione si teme il rischio di ritrovarsi al governo senza la minima idea di come governare. Il risultato è che di fronte all’ipotesi di un esecutivo di emergenza molti non sanno che pesci pigliare, e quasi certamente anche tra quelli che hanno preso una posizione chiara ci sarà qualcuno che la cambierà all’ultimo momento.

A tutti quei parlamentari e dirigenti di partito che navigano a vista nella più totale incertezza, Bue punto zero offre un consiglio estremamente semplice. Considerate che Berlusconi è di gran lunga più furbo di voi, ed è capace di gestire i suoi interessi molto meglio di quanto voi sappiate gestire gli interessi del Paese. Osservate quello che fa, e fate il contrario. Se appoggia il nuovo governo, voi non appoggiatelo; se non lo appoggia, appoggiatelo voi. Dirò di più: applicate questo principio anche nella vita quotidiana. Berlusconi racconta barzellette sconce e sessiste? Voi non raccontatele. Berlusconi palpeggia minorenni? Voi non palpeggiatele. Berlusconi corrompe i giudici e si fa leggi ad personam? Voi non fatelo. E così via.

Certamente questa regola da sola non basta per essere dei buoni politici o dei buoni cittadini, ma sarà sempre meglio di niente.

Patente di Giuda

Come potete vedere, Bue punto zero mantiene ciò che promette.

Premesso che la figura di Giuda può essere oggetto di diverse interpretazioni, in questo contesto vogliamo assegnarle un significato ben definito e delimitato: non quello più popolare, ma poco pregnante, di traditore; l’Iscariota è stato scelto come emblema di una persona esecrabile che compie una singola azione utile e meritoria, foriera di conseguenze dalla portata storica, senza che questo la redima, ma anzi la renda ancora più esecrabile.

Patente di Giuda

L’attestazione di questa qualifica è riservata a coloro che, dopo una vita di incondizionato sostegno al cavaliere Silvio Berlusconi e ai suoi governi, un attimo prima del probabile tracollo lo hanno abbandonato, accelerando così il tracollo stesso.

A costoro non va la nostra gratitudine, ma il più viscerale disprezzo.

Gabriella Carlucci: patente di Giuda

Pudenda #6

  1. Stefano Allasia
  2. Francesco Colucci
  3. Marco Desiderati
  4. Amedeo Laboccetta
  5. Dore Misuraca
  6. Gianni Mancuso
  7. Emanuela Munerato
  8. Manuela Repetti
  9. Pierguido Vanalli
  10. Giacomo Stucchi

La pur notevole astensione di pochi dissidenti nel voto dell’8 novembre ha messo in ombra un fatto quantomai deprecabile: 308 dico trecentootto parlamentari (va be’, facciamo trecentosette, senza contare Berlusconi) hanno insistito nell’appoggiare l’attuale governo-zombi, attirando su di sé una nuova traboccante dose di vergogna. Dieci di essi sono da oggi insigniti del disonore delle Pudenda di Bue punto zero. Non dimenticate i loro nomi.

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