Vecchi archivi cartacei

[In occasione della fine del mondo, Bue punto zero offre ai suoi lettori un piccolo svago meta-letterario ed auto-referenziale. Buon divertimento.]

Q-maiuscola

uando Maurice entra trova Cornelius ad accoglierlo. Si stringono la mano.
Grazie per aver risposto così prontamente alla mia richiesta.–
–Non fa un po’ troppo freddo qui?–
   –Forse. Ma solo chi non lavora a ritmo serrato se ne lamenta. E come vedi siamo tutti a testa bassa. Vuoi un caffè?–
   –Già preso l’altro ieri.–
   –Va bene. Sarai curioso di sapere perché ti abbiamo chiesto di venire qui.–
   Maurice segue Cornelius nel suo ufficio, dove si trova un uomo che lavora ad un terminale. Si presentano.
   –Satyajit è il mio assistente diretto. Mi ha aiutato a formare questo gruppo di lavoro. Operiamo sotto il controllo dell’esercito, ma abbiamo una buona autonomia.–
   Si siedono alla scrivania, uno di fronte all’altro.
   –Sono curioso, sì. Questi giorni potrebbero essere gli ultimi, sai bene che avrei voluto rimanere il più possibile con la mia famiglia.–
   –Ti capisco. Ma è proprio per tener viva una speranza che stiamo lavorando così alacremente. Stiamo battendo una strada decisamente non convenzionale, e potremmo aver bisogno di te.–
   –Ne sono onorato. Ma sono anche pessimista.–
   –Staremo a vedere. Qui siamo quasi trenta persone. Facciamo parte di un gruppo molto più grande che ha il compito di individuare nella storia della nostra civiltà una situazione di crisi che possa essere in qualche modo assimilabile a quella in cui ci troviamo, per riuscire a tirarne fuori qualche elemento che si possa utilizzare a nostro vantaggio.–
   –Allora posso anche tornarmene subito a casa. Non si è mai presentata una situazione paragonabile a questa. Non troverete nulla.–
   –Aspetta. Noi qui ci stiamo occupando di un aspetto molto specifico. Ci è stato suggerito da uno studioso di letteratura antica. Una persona piuttosto… fantasiosa.–
   Maurice guarda il soffitto con aria assente. Cornelius prosegue.
   –Forse sai che le parole, con il trascorrere del tempo, possono cambiare significato.–
   –Sì, immagino che sia così.–
   –Che cosa significa per te la parola “fantasia”?–
   –Scusa, ma non ho portato con me il vocabolario.–
   –Coraggio, prova a dire con parole tue.–
   Maurice riflette per qualche secondo.
   –Assurdità, aberrazione.–
   –Ottimo. E la parola “finzione”?–
   –Inganno, menzogna.–
   –Vedi che era facile? Ora torna indietro di qualche secolo e scoprirai che queste parole non possedevano un’accezione così negativa. C’erano uomini e donne che avevano l’abitudine di immaginare persone e situazioni inesistenti e raccontare fatti mai verificatisi. E a nessuno veniva in mente di rinchiuderli in una gabbia o cercare di curarli. Era considerata una cosa perfettamente normale.–
   –Bene, vuol dire che non sempre il tempo passa inutilmente.–
   –Non è tutto. C’era anche chi immaginava storie che si sarebbero svolte nel futuro. E anche se nella maggior parte dei casi queste storie non avevano alcun fondamento, talvolta è accaduto che qualche evento immaginario si realizzasse davvero più o meno nello stesso modo in cui era stato descritto.–
   –Forse ti aspetti che ti dica che siete tutti pazzi. Be’, te l’ho detto.–
   –Spesso sono state scritte storie in cui l’esistenza della nostra specie o addirittura dell’interno pianeta si trovava in pericolo. E spesso i protagonisti proponevano soluzioni brillanti ed efficaci per contrastare la minaccia. Noi cerchiamo idee che possano essere adatte alla nostra situazione.–
   –Stai tranquillo. Ti ripeto che non troverete niente. Se c’è una situazione che nessuno avrebbe mai potuto immaginare è proprio quella in cui ci troviamo in questo momento.–
   –Oggi nessuno potrebbe. Ma una volta gli uomini avevano più fantasia. Può darsi che da qualche parte su un polveroso scaffale sia nascosta un’idea semplice a cui nessuno di noi ha pensato. Forse un uomo del passato ci ha lasciato in eredità il segreto della nostra salvezza.–
   Cornelius si interrompe e si volta verso Satyajit.
   –Qualcosa di nuovo?–
   –Per ora no, nulla di applicabile.–
   –Non demordere.–
   Cornelius torna a fissare lo sguardo su Maurice.
   –Abbiamo già esaminato buona parte del corpus disponibile, che però è solo una piccola parte del totale. Gran parte del materiale utile è contenuto in vecchi archivi cartacei.–
   –E quindi…–
   –Qui entri in gioco tu. Dobbiamo acquisire rapidamente quegli archivi per poterli elaborare. Purtroppo la carta è un materiale molto fragile, va trattata con estrema cautela perché tende a sbriciolarsi. Ci serve una tecnica di scansione rapida e non invasiva. Ci aiuterai?–
   Maurice fissa un punto alle spalle di Cornelius.
   –Non è possibile.–
   –Coraggio, cerca di collaborare. Abbiamo bisogno di te.–
   –Una tecnica rapida sarà inevitabilmente distruttiva, ma questo è irrilevante. Una volta acquisiti i dati il supporto cartaceo non servirà più.–
   –Hai qualche idea?–
   –Sì, mettiamoci al lavoro.–
   –Forse…– Satyajit solleva il dito indice per richiamare l’attenzione di Cornelius. –Forse abbiamo qualcosa. Una segnalazione.–
   –I dettagli– lo incalza Cornelius.
   –È un breve racconto che sembra descrivere una situazione molto simile alla nostra.–
   Cornelius lancia un’occhiata a Maurice.
   –Vai a leggere le ultime righe. Come si conclude?–
   –Strano, non capisco. Sembra quasi sul punto di rivelare qualcosa di importante, e poi…–
   –Dunque?–
   –Si interrompe bruscamente.–




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