Il piano B

Va bene, dal punto di vista istituzionale dare l’incarico a Bersani era la cosa più giusta da fare. E poi, non si sa mai: potrebbe anche succedere che un numero sufficiente di senatori 5 stelle si decida davvero a fare ciò che Grillo e Berlusconi temono di più, ovvero mandare a quel paese il capo supremo e sostenere l’ipotesi di governo che Bersani andrà presumibilmente a presentare tra qualche giorno.

Ma sperare nei miracoli non è, di per sé, una strategia politica che si possa considerare vincente. Avevamo già proposto un piano A, che obiettivamente era un po’ troppo ardito per essere preso realisticamente in considerazione. Ma c’è ancora un piano B, di gran lunga più praticabile, tant’è vero che è stato presentato ufficialmente al Capo dello Stato durante le consultazioni. Purtroppo Napolitano ha preferito un’altra strada, e a questo punto rimane la speranza che la mossa vincente venga compiuta dal suo successore se, come probabile, Bersani fallirà la missione. Peccato però aver perso tutto questo tempo. In questo frangente la cosa giusta da fare era, una volta tanto, dare ascolto a Grillo: conferire l’incarico al MoVimento 5 Stelle.
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Ma la giustizia?

Ebbene sì, anche Bue punto zero protesta contro la malagiustizia. Contro una giustizia che davvero è malata, forse irreversibilmente. Non so se è un cancro quello che l’affligge, ma ogni giorno che passa le speranze di guarigione si assottigliano. Se non vogliamo pensare che l’incresciosa situazione in cui ci troviamo sia dovuta alla malafede e al servilismo, o addirittura alla corruzione del sistema, non resta che concludere che le procure e le aule dei tribunali dell’intero Paese pullulano di magistrati apatici e incompetenti. Come spiegare altrimenti il fatto che pur potendo disporre di moltissime ghiotte occasioni non sono finora mai stati capaci di mettere una buona volta in galera l’onorevole Silvio Berlusconi?

C’è ancora una speranza, un’ultima possibilità di riscatto. Ma va colta subito, al volo. Domani pomeriggio in piazza del Popolo a Roma ci sarà una raduno di delinquenti in libertà. È l’occasione giusta per una bella retata. Prendetene più che potete, ma lasciate stare quelli che hanno in mano un souvenir della basilica di san Pietro o del Colosseo. Quelli sono dalla nostra parte.

L’allegra lombrìccola

Si può affermare con una certa sicurezza che è più utile un lombrico di Schifani. Schifani non è un verme. Il verme ha una sua dignità di anellide che Schifani neppure si sogna. Solo se a Schifani fosse dato dello Schifani dovrebbe essere considerata ingiuria grave, lesiva della sua reputazione. Ma verme no, è un complimento, un accostamento del tutto improprio. Viva il verme. Abbasso Schifani.

(Fonte: Beppegrillo.it)

Una dozzina di senatori 5 stelle nel ballottaggio per l’elezione della seconda carica dello Stato, carica che si colloca appena un gradino sotto al Presidente della Repubblica, del quale fa le veci in caso di indisposizione, ha scelto di non seguire la linea votata a maggioranza dal gruppo e sostenere Grasso contro Schifani.

Si tratta di una scelta comprensibile e condivisibile. Provate ad immedesimarvi in qualcuno che si trovi nella prospettiva di vedersi di fronte, per tutta la durata della legislatura, un essere che paragonato ad un lombrico risulta viscido e ripugnante. A maggior ragione non possiamo biasimare quelli che, dominando la propria volontà e il proprio istinto, hanno dimostrato il coraggio e l’abnegazione necessari per seguire la linea stabilita dal gruppo nonostante fossero di diverso avviso. Il vero problema è quella maggioranza di trentotto senatori che nella riunione preliminare volta a decidere tale linea ha votato per l’astensione, pur sapendo che alcuni colleghi non avrebbero mai potuto seguire quell’indicazione. Questi trentotto hanno mostrato di non capire che il ballottaggio serve proprio per dare la possibilità a chi nelle votazioni precedenti ha perso il proprio favorito di indicare il meno peggio tra i contendenti rimasti, e non per dichiarare un’adesione incondizionata ad un particolare candidato o al suo entourage.

Vi è qualcuno tra i grillini che ritiene Grasso, per storia personale e levatura morale, paragonabile anch’egli ad una qualche sorta di verme? Benissimo: viva il verme, abbasso Schifani. Il quale comunque –faccio umilmente notare– aveva già occupato con la sua verminosa presenza il centro dell’emiciclo per quasi cinque anni, e quindi, in base ad uno dei princìpi fondamentali del MoVimento, andava comunque alla prima occasione schiodato dalla sua poltrona.

Purtroppo dopo questo episodio le speranze espresse qualche tempo fa di trovare nei parlamentari eletti con il MoVimento 5 Stelle un livello di intelligenza un poco superiore a quello del loro capo politico si sono molto ridotte, e andando avanti di questo passo c’è il rischio che i loro nomi siano tra i primi ad entrare nella nuova serie di Pudenda che sicuramente prima o poi saremo costretti a pubblicare.

Ancora un po’ di ottimismo

Questa sera decade ufficialmente la sedicesima legislatura della Repubblica italiana.

Negli ultimi anni abbiamo assistito al triste connubio tra il parlamento più corrotto, il premier più ignobile e il capo dello Stato più ignavo della storia repubblicana.

Da domani si apre la possibilità di un cambiamento. La domanda a questo punto è: riusciremo a fare peggio?

Il legittimo finanziamento

In principio era il finanziamento pubblico ai partiti, che di per sé non è una cosa malvagia poiché avrebbe avuto il compito di evitare ai partiti la seccatura di rubare per finanziarsi. Ma siamo in Italia e quindi ad un certo punto si è scoperto che i partiti rubavano lo stesso, sia per l’attività politica sia per scopi personali; così sull’onda dello scandalo un referendum ha stabilito l’abolizione di questi finanziamenti. Sono stati allora introdotti i rimborsi elettorali, tramite i quali le casse dei partiti sono state nuovamente irrorate di fondi pubblici talmente superiori alle spese sostenute che i partiti stessi non sapevano più che cosa farsene; c’è chi ha approfittato dell’occasione per ricominciare a rubare, e si è fatto di nuovo prendere con le mani nella marmellata.

E ora siamo da capo, con una larga parte dei cittadini che chiede che anche questi rimborsi vengano soppressi. La richiesta è legittima in primo luogo in considerazione del risultato del referendum del 1993, che gli attuali rimborsi hanno aggirato surrettiziamente; in secondo luogo in considerazione della tipica indole del farabutto italico che, così come è capace di fondare un giornale senza altro scopo che arricchirsi con i finanziamenti pubblici concessi all’editoria, potrebbe anche decidere di fondare un partito politico solo per ottenere i relativi rimborsi.

Naturalmente l’eventuale soppressione di questi finanziamenti pubblici deve essere accompagnata da regole ferree circa il finanziamento privato e lo svolgimento delle campagne elettorali, poiché il supremo principio democratico su cui si fonda la Repubblica impone di garantire che i partiti dei ricchi non abbiano più visibilità di quelli dei poveri.

Ecco quindi una serie di proposte, non necessariamente originali, che possono essere adottate singolarmente o anche, con qualche eventuale adattamento, tutte insieme.

  1. Il finanziamento privato è limitato ad una cifra massima annuale, dell’ordine di poche centinaia di euro, per ogni soggetto fiscale (persona fisica o azienda), che può detrarla interamente dalla dichiarazione dei redditi. Per evitare che vengano utilizzati fondi illeciti, ogni euro che i partiti spendono per qualunque tipo di attività deve essere rendicontato in maniera trasparente, e anno per anno la spesa totale non può superare la somma accumulata tramite i finanziamenti regolarmente dichiarati. In questo modo un partito non può trarre un vantaggio sostanziale da un numero limitato di simpatizzanti molto ricchi.
  2. Nel momento in cui inizia una campagna elettorale, lo Stato garantisce in maniera totalmente gratuita ad ogni partito o lista che soddisfa i requisiti per la partecipazione una serie di servizi e risorse come: stampa di manifesti e volantini, spazi televisivi e radiofonici, palchi e altre attrezzature per comizi, eccetera.
  3. Per ogni euro che un partito spende in campagna elettorale, un altro euro deve essere versato ad una cassa comune che  giorno per giorno è suddivisa in parti uguali tra tutti i soggetti che partecipano alle elezioni. In questo modo la campagna elettorale dei partiti più ricchi va in parte a finanziare la campagna elettorale degli altri. Eventuali rimanenze vanno alla Stato.
  4. Qualunque violazione anche minima delle regole comporta l’esclusione dalla competizione elettorale e, se accertata dopo la chiusura delle urne, la decadenza di eventuali cariche già assegnate.
  5. Le stesse sanzioni si applicano a quei partiti che in campagna elettorale manifestamente mancano di rispetto alle istituzioni della Repubblica (un esempio a caso: la Magistratura) o che sostengono posizioni incompatibili con i principi fondamentali della Costituzione (un esempio a caso: l’unità nazionale).

Di’ qualcosa di sinistro

Se non ci fossimo assuefatti a poco a poco, probabilmente sentendo locuzioni come “medici nazisti e PM stalinisti” penseremmo che siano tratte da una conferenza sul periodo pre-bellico o dalla trascrizione di un messaggio in codice trasmesso da un agente segreto nell’Europa di un’ottantina di anni fa. Invece ci pare quasi normale che siano riferite al qui ed ora della situazione politico-giudiziaria italiana.

C’è però almeno una cosa che stona, ed è il silenzio di quel cittadino che dovrebbe essere il primo garante di ogni istituzione della Repubblica, e che invece in queste occasioni se ne sta buono buono in un angolino. Parlo di quel cittadino che intrepidamente si indigna quando sente dire da uno straniero la nuda verità sul nostro Paese, ma che sulle questioni davvero importanti sistematicamente evita di prendere posizione. Ora sarebbe forse troppo pretendere che il Capo dello Stato in questi ultimi giorni del suo mandato riuscisse anche solo parzialmente a redimersi rispondendo per le rime alle provocazioni di quei criminali che tuttora infestano il nostro Parlamento. Ma per favore, Napolitano, di’ qualcosa. Se proprio non hai altro da dire, di’ almeno che sei d’accordo.

Non c’è più religione

A causa della recente tornata elettorale e delle corpose problematiche ad essa correlate non abbiamo potuto sinora dedicare neanche una riga ad un altro evento di proporzioni epocali, che ha suscitato in alcuni casi sdegno e riprovazione: lo spapamento del Papa.

Avremmo voluto commentare la notizia con qualche osservazione sagace e arguta, ma dopo una breve riflessione abbiamo deciso di desistere, e di lasciare piuttosto la parola su un tema così complesso ad autori più eruditi ed esperti di noi. Rimandiamo quindi i nostri lettori ad un sito specializzato, dove tra le altre cose è pubblicato un testo, in forma di omelia, che affronta proprio l’argomento più scottante: quelle lacerazioni interne alla Chiesa che quasi certamente sono all’origine dell’abdicazione del Pontefice. Esse vengono ricondotte alla fondazione stessa della Chiesa e a poco a poco conducono, appoggiandosi saldamente sulla sola autorità delle pagine neotestamentarie, ad una originale e sorprendente interpretazione della figura del Vescovo di Roma e della sua funzione nella Chiesa universale. Avvertiamo i lettori che il testo è inevitabilmente un po’ specialistico, ma confidiamo che la perseveranza verrà premiata.

La gallina, domani

Riprendiamo il discorso sull’uovo e sulla gallina che avevamo introdotto nell’articolo precedente.

La possibilità che Grillo compia l’auspicata scelta intelligente sembra ogni giorno più remota, ma non per questo dobbiamo astenerci dal proporre soluzioni che ci paiono valide ed efficaci, anche perché i deputati e senatori a 5 stelle potrebbero essere dotati quel briciolo d’intelligenza che forse manca al loro capo politico, e provvedere in autonomia a raccogliere i suggerimenti. Se avrete la pazienza di leggere fino in fondo, potrete seguire il dipanarsi della matassa in una serie di passaggi che porterà ad un risultato inatteso e sorprendente.

Partiamo da questo assunto elementare: se vogliamo evitare la sciagurata ipotesi di un “governissimo”, è necessario in primo luogo che il PD riconosca di avere in questo momento tutto da perdere, e che l’unico modo per limitare i danni è concedere a Grillo molto più di quanto Grillo sia disposto a concedere al PD (cioè praticamente nulla, a quanto pare). In secondo luogo è necessario che PD e Grillo convergano nella scelta di un premier. Ci sono molti aspetti su cui potrebbero e dovrebbero concordare, ma quello davvero fondamentale è uno solo: l’antiberlusconismo. È certamente possibile che nella dirigenza del PD ci sia qualche filoberlusconiano, ma si può sperare che si tratti di una minoranza in mezzo ad un buon numero di antiberlusconiani; di sicuro comunque la base del PD si compone soprattutto di appartenenti a quest’ultima categoria. Il MoVimento, si sa, è anti-tutto, quindi è anche antiberlusconiano, su questo non ci piove. È quindi su questo punto che la convergenza andrebbe cercata. Oltre ad essere notoriamente e incontrovertibilmente antiberlusconiano, il candidato premier dovrebbe anche possedere un discreto livello di esperienza governativa, ed essere credibile nel momento in cui andrà a proporre un programma che giocoforza sarà modellato su quello del MoVimento. Chi ci mettiamo?
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