La legge del più porco (2)

Da lontano sembra Renzi, da vicino Berlusconi

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Dunque, vediamo quali opzioni ci rimangono. Tra le possibilità disponibili, la sommossa sembrerebbe quella più semplice e a portata di mano, ma la magra figura rimediata nelle recenti sperimentazioni lascia pensare che non siamo particolarmente versati in questo tipo di soluzione. Un’alternativa più efficace e immediata, che non richiede alcuna iniziativa interna, è l’invasione da parte di uno stato estero (che so, l’Austria) che privi il popolo italiano della sua sovranità, visto che tanto non sa che farsene.


Certo, avendo un po’ di pazienza ci sarebbe un’altra ipotesi. Ci vorrebbe una persona onesta e competente che si proponesse sulla scena politica e che, con un gruppo di persone fidate, si presentasse alle prossime elezioni.  Il problema però non è solo trovare questa persona, anche se sarebbe già un mezzo miracolo. Il problema è che gli italiani non la voterebbero. Agli italiani a quanto pare piace votare per gente come Berlusconi e Renzi. E se anche ci fosse uno sparuto gruppo di elettori illuminati che nelle urne si esprimesse in favore di questo ipotetico candidato, le soglie previste dalla nuova porcata elettorale al vaglio dell’attuale legislatura lo lascerebbero comunque fuori dalla prossima.

Non dimentichiamo che Renzi, il quale non fa nulla per evitare di sembrare l’avatar di Berlusconi, si è incontrato con Berlusconi per discutere e concordare questa nuova legge elettorale. E che i due non hanno fatto nulla per evitare di dare l’impressione di prendere accordi su come spartirsi il Paese. Ovvero, Berlusconi non ha fatto nulla per non dare l’impressione di essersi incontrato con se stesso per spartirsi il Paese da solo. E questo non sorprende: perché dovrebbe nascondere le proprie intenzioni, se tanto tutti già le conoscono perfettamente?

Nell’attesa dell’invasore straniero, quindi, non rimane molto da fare. A parte forse un’ultima possibilità, di cui forse parleremo in futuro, se ce ne sarà uno. Una possibilità inquietante, che fa tremare le vene, i polsi e le caviglie solo a nominarla: l’antipolitica.

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