Il Chiodo fisso

I lettori più attenti avranno notato che negli ultimi tempi l’onorevole Salvini — al quale, per la simpatia che mi ispira, auguro di pinzarsi il pisello nella patta dei pantaloni — è diventato un chiodo fisso di Bue punto zero. Effettivamente mi sto impegnando per abbattere, uno dopo l’altro, tutti i suoi principali cavalli di battaglia. Metaforicamente, s’intende, perché fra quadrupedi erbivori non può esserci che solidarietà ed empatia, a prescindere da chi portiamo in groppa.

Oggi è il turno del turpe e smaccato utilizzo del Crocifisso, baciato in mondovisione e variamente ostentato nelle più disparate occasioni.

Che ciò venga fatto per calcolo politico è evidente. Che la parte di elettorato cattolico o ateodevoto che vede di buon occhio questi atteggiamenti sia più nutrita della parte che lo trova disgustoso è probabile. Che questo atteggiamento sia coerente con i princìpi fondanti della Chiesa è assai discutibile. Vi sono anzi le prove che già nel diciannovesimo secolo la Chiesa cattolica era più avanti rispetto a certe idee reazionarie che vengono oggi propalate dal nostro soggetto.

Leggiamo insieme queste affermazioni, tratte da un documento papale del 1864:

  • Lodevolmente in alcuni paesi cattolici si è stabilito per legge che a coloro i quali vi si recano, sia lecito avere pubblico esercizio del culto proprio di ciascuno.
  • È libero ciascun uomo di abbracciare e professare quella religione che, sulla scorta del lume della ragione, avrà reputato essere vera.
  • Gli uomini nell’esercizio di qualsivoglia religione possono trovare la via della eterna salvezza.
  • L’intero regolamento delle pubbliche scuole, nelle quali è istruita la gioventù dello Stato può e dev’essere attribuito all’autorità civile.

Il linguaggio un po’ arcaico non fa che mettere in risalto la modernità dei concetti espressi. Tutto ciò dimostra senza ombra di dubbio che la chiusura e l’ottusità di molte posizioni salviniane non possono in alcun modo trovare appoggio sull’autorità della Chiesa cattolica.

 


ERRATA CORRIGE


 

È dopo essermi lungamente cosparso le corna di cenere che torno a mettere mano a questo articolo.
Non posso che riconoscere davanti a tutti i miei lettori di aver preso un abbaglio. Me ne sono accorto leggendo più attentamente il documento che ho citato qui sopra. Infatti ho trovato, saltando qua e là, affermazioni come le seguenti:

  • È da negare qualsiasi azione di Dio sopra gli uomini e il mondo.
  • La ragione umana è l’unico arbitro del vero e del falso, del bene e del male indipendentemente affatto da Dio.
  • La rivelazione divina è imperfetta, e perciò soggetta a processo continuo e indefinito, corrispondente al progresso della ragione umana.
  • La fede di Cristo si oppone alla umana ragione; e la rivelazione divina non solo non giova a nulla, ma nuoce anzi alla perfezione dell’uomo.

A quel punto ho capito: il Syllabus complectens praecipuos nostrae aetatis errores di Papa Pio IX è una raccolta di affermazioni giudicate radicalmente false da un consesso di ben trecento vescovi. Ciò significa che la Chiesa sostiene l’esatto contrario di ciò che ho riportato in questo articolo. Ed essendo tale giudizio parte integrante dell’enciclica Quanta Cura, recante il carattere dell’infallibilità papale, temo sia vincolante in ogni tempo ed in ogni luogo per qualunque fedele cattolico. Si trova infatti ivi scritto che “tutti i cattolici sono obbligati a rispettare fermissimamente” la dottrina del Romano Pontefice.

In conclusione, quindi, Salvini appare rettamente allineato –se non nel singolo dettaglio, almeno nello spirito generale– alla Chiesa cattolica di centocinquanta anni fa.

Devo ammettere che questa volta ho toppato: le argomentazioni svolte qui sopra non sono valide, anzi forse sono addirittura controproducenti. Salvini-Bue un punto a zero.

Dopo questa figuraccia, mi prefiggo di tornare a scrivere solo dopo un adeguato bagno di umiltà, dal quale non uscirò senza prima aver battuto il record di immersione in apnea.

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