La nuova nascita

L’autore di questa breve memoria, scritta inizialmente per essere diffusa solo nell’ambito di una ristretta cerchia di conoscenti, a seguito delle mie ripetute e insistenti richieste ne ha consentito la pubblicazione a condizione che non fosse possibile risalire alla sua identità o a quella degli altri protagonisti della narrazione. Per questo motivo sono stati soppressi o sostituiti tutti i nomi di luoghi o persone che ne avrebbero potuto permettere l’identificazione.


     Oggi sono in pochi a ricordare il nome di Saverio T., ma ci fu un tempo in cui quasi tutti nel nostro paese, che pure non è poi così piccolo, lo conoscevano bene. Ancora non molti anni fa il suo caso veniva citato da persone che non avevano mai incontrato Saverio di persona (negli ultimi tempi aveva adottato uno stile di vita piuttosto riservato e trascorreva spesso le sue giornate senza uscire di casa), ma che erano state molto colpite dai racconti che circolavano circa le ultime ore della sua vita terrena. Tali racconti si differenziavano tra di loro, è vero, per diversi dettagli: secondo alcuni ad esempio era stato proprio Saverio a far chiamare don Luigi B., all’epoca parroco nella nostra comunità; secondo altri invece l’iniziativa era stata di un suo conoscente, e Saverio si era inaspettatamente trovato il sacerdote al capezzale. Tutti concordavano tuttavia sul fatto centrale della vicenda: Saverio T., assiduo frequentatore in gioventù di ambienti anarchici, ateo dichiarato e soprattutto convinto anticlericale, sul letto di morte fece esplicita richiesta di ricevere i Sacramenti.
     Coloro che, nelle conversazioni su argomenti di fede e religione, solevano citare quest’episodio, erano a ciò spinti da motivi diversi e addirittura opposti: chi per sostenere tramite un esempio così eclatante che una possibilità di salvezza viene sempre offerta a tutti gli uomini per mezzo dell’insopprimibile richiamo della fede, insito nel cuore di ogni uomo; chi per dimostrare che la fede non è che un rifugio in cui la debolezza umana trova un illusorio conforto di fronte ai mali e alle miserie del mondo, e che quanto più un uomo si trova in uno stato di prostrazione tanto più è soggetto alla tentazione di ricorrervi.
      Può forse sembrare strano che proprio ora che la memoria di quell’evento si sta completamente dissolvendo io mi proponga di scriverne. Mi spinge a farlo in primo luogo il desiderio di far conoscere a quei pochi che ancora lo ricordano il punto di vista di uno dei principali protagonisti di quella vicenda. Vi sono forse altri motivi, e tra questi è certamente meno importante la volontà di lasciare una testimonianza per le generazioni future rispetto all’esigenza di condividere con qualcuno una verità di cui credo di essere al momento l’unico depositario, e che mi pesa ogni giorno di più dover custodire da solo. Come sapete infatti don Luigi, che già all’epoca dei fatti era ormai piuttosto anziano, è mancato poche settimane fa. Ciò che intendo qui riportare è la narrazione che dell’episodio mi fece anni addietro don Luigi in persona, narrazione a cui non accompagnò alcuna richiesta esplicita di riservatezza, e che ritengo quindi di poter ora liberamente divulgare. Sono certo che il racconto di don Luigi fu preciso e accurato; mi accingo a scrivere nella speranza che anche la mia memoria mi permetta di essere in questa narrazione fedele alla verità dei fatti.

     Don Luigi mi confermò innanzitutto che non fu Saverio a richiedere la presenza di un sacerdote, ma che fu una sua anziana zia, forse a quel tempo la sua più stretta parente, ad informarlo della situazione, presumibilmente proprio nella speranza di dare al nipote la possibilità estrema di un ripensamento e di una conversione. Don Luigi conosceva bene le idee del T. e non si aspettava di essere da lui ricevuto, ma a quella richiesta si recò ugualmente presso la sua abitazione, nella quale si trovavano in quel momento la zia, una badante e pochi altri conoscenti. Saverio venne presto a sapere della presenza del sacerdote, e rimase a lungo silenzioso; poi, inaspettatamente, chiese di rimanere da solo con lui. Don Luigi aveva con sé, naturalmente, la fiala con l’olio benedetto per l’unzione dell’infermo. Quando Saverio la vide pronunciò, lentamente e con evidente sforzo, la parola “acqua”. Don Luigi, che si era seduto accanto al letto, pensò che avesse sete e si accinse a riempire un bicchiere che si trovava sul comodino, ma Saverio lo fermò e disse: “Non olio, ma acqua. Io non voglio morire, io voglio nascere”. Don Luigi, sorpreso dalle parole del T., cercò di interrogarlo per capire che cosa egli intendesse dire. Saverio allora gli rispose, parlando sempre lentamente e sottovoce, e inframmezzando alle sue frasi lunghe pause.

     “Io conosco i suoi sacramenti. So molte cose su di essi. Se vuole mettermi alla prova non la deluderò, ne sono sicuro. Lei vorrebbe ungermi il corpo per darmi pace e conforto in queste ore che mi restano e per prepararmi all’ultimo passaggio. La ringrazio per questo pensiero, ma forse ci sono altre cose che dovrebbe fare prima, se volesse essere fedele alla sua missione. Dal momento che sono lucido, sebbene molto debole, ritengo che dovrebbe cercare di ottenere da me una confessione, in modo tale da poter assegnare, dall’alto della sua immacolata dignità sacerdotale, a me che sprofondo sempre più in basso, una penitenza adeguata per i miei peccati e potermi così assolvere da essi. Questo è in suo potere, non è vero? Un potere così grande che neppure agli angeli è concesso, è racchiuso qui in questo gracile corpo, nelle sue mani e nella sua voce; con questo potere può sottomettere a sé uomini e donne a centinaia, fedeli pentiti e contriti che si umiliano davanti a lei in cambio di una parola di assoluzione.”

     “È un sacramento davvero potente, non c’è che dire. I fatti lo dimostrano. Ma c’è di meglio, c’è qualcosa di ancora più potente. Esiste un sacramento la cui grazia è del tutto gratuita, non è così? Non c’è bisogno di confessare, non c’è bisogno di pentirsi; nessuna contrizione, nessuna penitenza. Tant’è vero che lo possono ricevere anche i bambini in fasce, che di tutte queste cose non hanno alcuna consapevolezza. È una rinascita dall’alto che offre la garanzia di una purificazione totale, radicale; la remissione di tutti i peccati personali e la redenzione da ogni colpa commessa dai genitori, dai nonni, dai bisnonni, da ogni avo; persino da quella deplorevole ribellione che fu ordita dalla nostra comune madre Eva. Oh, che indicibile potenza! Annullare tutto questo, cancellarlo quasi come se non fosse mai esistito.”

     “Ma la forza di questo sacramento è nello stesso tempo anche il suo limite. Il battesimo è così potente che lascia in chi lo riceve una cicatrice indelebile. Chi è battezzato lo è per tutta la vita, e non potrà essere battezzato un’altra volta, non è così? E poiché il battesimo non cancella l’inclinazione al peccato, il battezzato peccherà ancora molte volte durante la sua vita, e dovrà pentirsi e confessarsi ripetutamente fino al suo ultimo giorno. Che fatica. E per lei, che noia. Sentire sempre la stessa storia, sempre i soliti peccati. A me verrebbe la nausea a furia di sentir ripetere sempre le stesse confessioni da quei miserevoli, recidivi peccatori. Forse però a lei tutto questo non dà alcun fastidio, forse le dà al contrario una grande soddisfazione.”

     “Buon per lei, allora. Ma non l’avrà da me, questa soddisfazione. Io non le confesserò nulla. Non perché ci sia qualcosa di cui mi debba vergognare, sia chiaro. Ma non sono fatti suoi. E poi in ogni caso –ed è questo il punto essenziale– non ho alcuna intenzione di pentirmi. Lei piuttosto, mi dica. Avrà peccato moltissimo nella sua vita, certamente. Nessun uomo è esente dal peccato. E si sarà confessato molte volte, per poi ritornare al suo peccato. E avrà forse anche qualche peccato inconfessabile, un peccato che non oserebbe ammettere neppure con sé stesso, e che si porterà nella tomba. Lei andrà all’inferno, credo. O forse no, ma si farà certo un bel po’ di purgatorio. Non io. Io –vuole ridere?– io andrò dritto dritto in paradiso. Lei non ride, ma a me vien proprio da ridere. Se non rido in modo palese è perché non ne ho le forze. Non rido di lei, no. Non la trovo divertente.”

     “Io fino ad oggi ho disprezzato le persone come lei. Spacciare solenni menzogne per verità eterne e inoppugnabili non è certo una cosa di cui andar fieri. E soprattutto non lo è farlo sapendo di mentire. Vede, non ho mai potuto credere che gente come lei fosse in buona fede. Ma oggi… oggi voglio essere buono. Oggi voglio credere. Voglio convincermi che lei sia in buona fede. Voglio pensare che lei creda veramente in ciò che predica. Oggi preferisco immaginarla irrimediabilmente ingenuo che sistematicamente bugiardo. Bene, così lei mi è più simpatico. Ora, dicevo, io andrò in paradiso. O meglio, io so che non ci andrò, e forse anche lei lo sa, perché il paradiso non esiste. Sappiamo entrambi che inferno e paradiso sono stati inventati dai suoi colleghi delle epoche passate per opprimere le masse con la minaccia di una punizione e asservirle con la promessa di retribuire la sottomissione e l’obbedienza con una ricompensa futura. Ah, ma dimenticavo che oggi io la credo in buona fede. Quindi, lei sa che io andrò in paradiso. Ci andrò proprio grazie a lei.”

     “E senza pentirmi di nulla: è questo il bello. Vede, io non sono battezzato. Sono stato preservato intatto fino ad oggi. Nessuna cicatrice mi ha segnato per la vita. Ma ormai della mia vita non so più che farmene, e quindi le chiedo di essere battezzato. Lei è in buona fede? Ora vedremo. Se lo è, non potrà certamente negarmi questo sacramento. Non può negare il battesimo a un moribondo che lo sta chiedendo. Le rivelerò un segreto: io so di essere perfettamente lucido. Lo avrebbe detto? Forse sì. Ma in realtà lei non può sapere con certezza che cosa mi passa per la testa. Per quanto la riguarda io potrei essere in preda al delirio, inconsapevole, incapace di intendere e di volere. E comunque, se il suo potere le permette di negare l’assoluzione ad un peccatore che rifiuta di pentirsi, con il battesimo è diverso. È gratuito, non le è lecito chiedere nulla in cambio. È anzi un suo grave dovere battezzare chi è in pericolo di vita. Così, mentre lei rimarrà qui a lottare contro i suoi peccati con la prospettiva di soccombere e di sprofondare inesorabilmente all’inferno, io salirò in cielo più innocente, puro e immacolato di un bambino. Prova invidia nei miei confronti? Be’, io certo non la provo nei suoi. Provo compassione. In una certa misura anche gratitudine. Una cosa gliela devo confessare: questa chiacchierata mi ha messo di buon umore.”

     “La ringrazio. Non sto ridendo, ora, mi creda. La ringrazio davvero di essermi stato ad ascoltare. Forse nessun altro lo avrebbe fatto in questo momento. Qui intorno nelle ultime ore ho visto solo persone imbarazzate che non osavano quasi neppure avvicinarmisi, neanche fossi un appestato. O il diavolo in persona… già, il diavolo. Lei invece è stato per tutto questo tempo seduto accanto a me, e forse veramente è venuto qui spinto da buone intenzioni. Forse davvero il suo obiettivo non era unicamente quello di farmi ammettere che finora mi ero sbagliato, estorcermi una conversione e costringermi ad implorare perdono. Potrei credere davvero che sia in buona fede. Certo ha commesso degli errori. Forse da giovane ha dato troppa fiducia a chi non la meritava. Ma chi non ha commesso errori? Anch’io ne ho commessi, naturalmente, non esito a riconoscerlo. Ma non mi pento neppure di quelli. Se qualcuno mai dovesse chiedermi conto di ciò che ho fatto nella mia vita glieli presenterei con orgoglio uno per uno e gli direi: ero un uomo. La prego, metta via quell’olio. Non ne avrò bisogno”.

     “Credo che lei sia in buona fede. Anche se non vorrà soddisfare la mia richiesta, non serberò rancore nei suoi confronti. La capisco. Anzi, forse io al suo posto me ne sarei già andato da un pezzo. O forse no. Forse non siamo poi così diversi, noi due; dopotutto siamo entrambi fatti della stessa polvere. Coraggio, lei sa bene come fare. L’avrà fatto chissà quante volte. In questo momento mi sento proprio come un bambino. Un bambino non ancora nato che, suo malgrado, dovrà venire alla luce.”

     La pausa che seguì quelle parole si prolungò più delle altre. Quando don Luigi comprese che Saverio era caduto in un sonno profondo rimase ancora a lungo immobile e silenzioso accanto a lui; poi, alzatosi in piedi, lo battezzò. Uscì dalla stanza, salutò rapidamente i presenti e se ne andò senza aggiungere altro. Saverio T. non si risvegliò più da quel sonno. Spirò la mattina successiva, poco prima dell’alba.

     Non sono intenzionato, né in questa né in altra sede, ad esprimere giudizi sulla vicenda o sui suoi protagonisti. Non riesco però, nel concludere questo resoconto, a non far memoria degli anni della nostra gioventù, anni in cui Saverio, più di ogni altra persona che conoscessi, sapeva incarnare gli ideali in cui credeva. Tuttavia necessariamente, quando si incarnano, gli ideali cessano di essere tali, e Saverio trovandosi spesso alle prese con l’incomprensione e talvolta l’ostilità delle persone, non di rado dei suoi stessi amici, a poco a poco smarrì il suo originale entusiasmo, fino a diventare quell’uomo solitario che tutti, chi più chi meno, finimmo per perdere di vista.

     Desidero ancora aggiungere, prima di concludere, un’ultima osservazione personale. I fatti che ho qui riportato contribuiranno senz’altro a gettare una nuova luce su un episodio a lungo discusso e sempre controverso; sono però dell’idea che, anche se questi dettagli fossero stati resi noti fin dall’inizio, i commenti non sarebbero stati poi molto diversi da come furono. Gli scettici avrebbero concluso le loro argomentazioni sottolineando come Saverio, a differenza di altri, fosse rimasto sempre fedele a se stesso, e che anzi nonostante la sua condizione non avesse risparmiato il proprio sarcasmo al sacerdote che gli fece visita, mettendolo di fronte alla sua sostanziale impotenza. I credenti al contrario, conoscendo la storia nella sua interezza, avrebbero potuto in primo luogo osservare che Saverio ammise espressamente che la presenza di don Luigi gli aveva arrecato conforto, e che era appunto questo in fin dei conti il motivo della sua visita. Avrebbero poi potuto aggiungere: “Rimane il fatto centrale di tutta la vicenda, e cioè che Saverio chiese e ottenne di essere battezzato. Tutto ciò che egli a parole sembrava rigettare, con i fatti mostrò invece di credere; nulla si oppone all’idea che Saverio desiderasse davvero convertirsi, ma che il suo orgoglio gli impedisse di confessare esplicitamente questo desiderio”.
      Chiamandomi fuori da ogni futile dibattito, da parte mia aggiungerò solo questa semplice considerazione: se devo credere, come sempre ho creduto, al potere dei Sacramenti, pensando ora a Saverio T. non posso che immaginarlo in paradiso, circondato dalla beatitudine celeste. Forse non del tutto a suo agio.

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