Un fisco iperbolico

Italia

Vi piacerebbe pagare le tasse in maniera iperbolica?

Forse è meglio riformulare la domanda: vi piacerebbe una riforma che semplifica drasticamente il sistema fiscale, che riduce le sperequazioni, che mette d’accordo tutte le principali forze politiche, che favorisce le famiglie e le aziende, e in più è fedele ai dettami costituzionali? Bene, allora questo articolo fa per voi. Spero che avrete la pazienza di arrivare fino in fondo: non vorrei che vi perdeste il colpo di scena che ho preparato per i lettori più determinati.

Recentemente si sente molto parlare di flat tax, un anglicismo che evidenzia l’incapacità della nostra classe dirigente di utilizzare correttamente la lingua italiana. Il termine flat significa “piatto” — piatto, per intenderci, come un encefalogramma — e denota la volontà di uniformare la pressione fiscale, facendo contribuire tutti, dai più benestanti ai più indigenti, con la stessa percentuale di reddito.
Spesso in passato il nostro faro è stato la Costituzione, la quale a questo proposito prevede (art. 53): il sistema tributario è informato a criteri di progressività. Si tratta chiaramente della negazione del concetto di flat tax.

Quando mi sono chiesto quale sia il modo più semplice di applicare questo principio costituzionale, e mi sono dato la risposta che trovate descritta sommariamente in questo articolo, mi sono reso conto che tra i suoi benefici immediati potrebbe esserci la soluzione di quasi tutti i problemi dell’Italia e più a lungo termine anche del resto del mondo. Poiché in questo campo gli “esperti” (o presunti tali) hanno spesso preso delle cantonate mostruose, la possibilità che una proposta formulata da qualcuno che non ne capisce una cippa di fisco e di altre questioni economiche sia valida forse non è poi così remota. Per questo, sull’onda del dannunziano memento audere semper, ponendo seriamente a rischio la mia reputazione e la mia onorabilità, ho deciso di renderla pubblica.
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Se questo è un uomo

Se questo è un uomo

Le cose viste e sofferte mi bruciavano dentro, mi sentivo più vicino ai morti che ai vivi. Poi lo stesso mio scrivere diventò un’avventura diversa, non più l’itinerario doloroso di un convalescente, ma un costruire lucido: un’opera di chimico che pesa e divide, misura e giudica su prove certe, e s’industria di rispondere ai perché.

P. Levi

Matteo Salvini ha annunciato che si recherà all’Istituto Tecnico Industriale “Vittorio Emanuele III” di Palermo per l’apertura del prossimo anno scolastico, con il proposito di spiegare che è sbagliato accostare leggi razziali e difesa dei confini.
Mi permetto di suggerire al Dirigente Scolastico dell’Istituto, o al suo eventuale incaricato, la prolusione a questo elettrizzante evento.

Duemilacinquecento anni fa, anno più anno meno, Siddhartha Gautama detto il “Buddha” suggeriva ai suoi discepoli: “Riconosci te stesso in ogni essere”.
Cinque secoli più tardi, Yehoshua di Nazareth detto il “Cristo” affermava: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.
Poco importa se i due personaggi a cui sono attribuite queste parole le abbiano davvero pronunciate. Sta di fatto che esse, accompagnate da molti altri insegnamenti correlati, sono state sospinte dal vento della storia rispettivamente verso oriente e verso occidente, fino ad abbracciare tutto il mondo, e oggi, stando alle statistiche, sono più di tre miliardi le persone che si riconoscono in almeno una delle due citazioni.

Non è certamente tra i nostri obiettivi fare proselitismo religioso, così come non ci interessa la propaganda politica. Qui siamo in una scuola, qui siamo interessati ad una cultura finalizzata allo sviluppo del senso critico, al ragionamento, all’analisi e alla comprensione del mondo che ci circonda. Ci sta a cuore, soprattutto, l’educazione civica delle giovani generazioni.
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Bufala 2.0

Preciso subito, a scanso di equivoci, che non ho nulla contro le bufale intese come femmine del bufalo, per le quali nutro anzi profonda stima e casto affetto.

Detto questo, per accostarmi all’argomento dell’articolo rammenterò ai miei lettori che per chi vive in ambiente rurale è normale considerare lo sterco non come un rifiuto, ma come una risorsa preziosa, e quindi non mi vanterò più di tanto dell’idea che ho partorito e che ora illustrerò senza altri indugi.

Primo spunto: le bufale, intese come fandonie, che con sempre maggiore intensità intasano le vie di comunicazione digitali e creano scompiglio nella già fragile coscienza politica della popolazione.

Secondo spunto: la basilare aspirazione del MoVimento 5 Stelle alla democrazia diretta, ribadita ancora in questi giorni da un suo noto esponente, che mira a rendere obsoleta la nomina di cittadini deputati a rappresentare l’elettorato in apposita assemblea e a mettere tutte le decisioni in mano a quella fragile e sempre più annebbiata coscienza politica di cui sopra.
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Piove…

Meteorologicamente parlando il 2014 è stato un anno caratterizzato da piogge abbondantissime, per molte aree geografiche addirittura eccezionali. Come non rammentare allora il vecchio e mai smentito motto che mette in stretta correlazione le precipitazioni atmosferiche e l’onestà della classe politica che ci governa?
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Anomalia di sistema (2)

A seguito delle numerose proteste degli utenti è stata elaborata una nuova strategia per risolvere l’anomalia segnalata in un precedente articolo di supporto tecnico.

Attenzione: la seguente procedura permette di risolvere il problema solo in un numero limitato di casi. Non è pertanto garantito il successo dell’operazione.

Il problema segnalato può essere affrontato riavviando il sistema in modalità provvisoria. In questo caso quando si tenta di spostare l’elemento ingombrante come nel seguente esempio

Sto spostando Berlusconi in prigione...

Il risultato può essere il seguente:

Berlusconi in prigione

 

Vi è tuttavia la possibilità che si verifichi un errore con la visualizzazione del seguente messaggio:

Berlusconi irreperibile

In questo caso utilizzare il workaround descritto nell’articolo precedente.




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De iudicio circa auferentem corda pyropum

Poiché lo spazio dedicato qualche tempo fa alla poesia ha riscosso un certo successo, proviamo a ripetere l’ardito esperimento ampliando ulteriormente le sue ambizioni. Il punto di partenza è più o meno lo stesso dell’altra volta, ma l’arrivo sarà molto più lontano.
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Ma la giustizia?

Ebbene sì, anche Bue punto zero protesta contro la malagiustizia. Contro una giustizia che davvero è malata, forse irreversibilmente. Non so se è un cancro quello che l’affligge, ma ogni giorno che passa le speranze di guarigione si assottigliano. Se non vogliamo pensare che l’incresciosa situazione in cui ci troviamo sia dovuta alla malafede e al servilismo, o addirittura alla corruzione del sistema, non resta che concludere che le procure e le aule dei tribunali dell’intero Paese pullulano di magistrati apatici e incompetenti. Come spiegare altrimenti il fatto che pur potendo disporre di moltissime ghiotte occasioni non sono finora mai stati capaci di mettere una buona volta in galera l’onorevole Silvio Berlusconi?

C’è ancora una speranza, un’ultima possibilità di riscatto. Ma va colta subito, al volo. Domani pomeriggio in piazza del Popolo a Roma ci sarà una raduno di delinquenti in libertà. È l’occasione giusta per una bella retata. Prendetene più che potete, ma lasciate stare quelli che hanno in mano un souvenir della basilica di san Pietro o del Colosseo. Quelli sono dalla nostra parte.

Non c’è più religione

A causa della recente tornata elettorale e delle corpose problematiche ad essa correlate non abbiamo potuto sinora dedicare neanche una riga ad un altro evento di proporzioni epocali, che ha suscitato in alcuni casi sdegno e riprovazione: lo spapamento del Papa.

Avremmo voluto commentare la notizia con qualche osservazione sagace e arguta, ma dopo una breve riflessione abbiamo deciso di desistere, e di lasciare piuttosto la parola su un tema così complesso ad autori più eruditi ed esperti di noi. Rimandiamo quindi i nostri lettori ad un sito specializzato, dove tra le altre cose è pubblicato un testo, in forma di omelia, che affronta proprio l’argomento più scottante: quelle lacerazioni interne alla Chiesa che quasi certamente sono all’origine dell’abdicazione del Pontefice. Esse vengono ricondotte alla fondazione stessa della Chiesa e a poco a poco conducono, appoggiandosi saldamente sulla sola autorità delle pagine neotestamentarie, ad una originale e sorprendente interpretazione della figura del Vescovo di Roma e della sua funzione nella Chiesa universale. Avvertiamo i lettori che il testo è inevitabilmente un po’ specialistico, ma confidiamo che la perseveranza verrà premiata.

Su col morale

Inevitabilmente gli articoli pubblicati nelle ultime settimane erano improntati ad un cupo pessimismo. Per risollevare un po’ il morale in vista dell’imminente apertura delle urne, pubblichiamo oggi un motivational d’autore, probabilmente un po’ abusato, ma forse non ancora del tutto logoro. Buona lettura e buon voto a tutti.

 

L’ingiustizia cammina oggi con passo sicuro.
Gli oppressori si ergono al di sopra dei secoli.
La violenza assicura: tutto resterà così com’è.
Nessuna voce risuona, eccetto la voce dei dominatori,
e sui mercati lo sfruttamento tuona: solo ora io comincio.
Invece tra gli oppressi molti dicono:
mai otterremo ciò che desideriamo.

Chi è vivo non dica “mai”!
Nessuna certezza è certa.
Nulla resterà sempre uguale.
Una volta che i dominatori avranno parlato
a parlare saranno i dominati.

Chi osa dire “mai”?
Da chi dipende il perdurare dell’oppressione? Da noi.
Da chi dipende il suo crollo? Ugualmente da noi.
Chi è abbattuto, si risollevi!
Chi è perduto, dia battaglia!
Coloro che hanno riconosciuto la propria condizione
come li si potrà fermare?
Poiché gli sconfitti di oggi sono i vincitori di domani,
e il mai diventa: oggi.

(B. Brecht, Lob der Dialektik)

 

I sogni son desideri…

 

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Se la vita mi scappa via, lavorando e lavorando…

(4/2/2013)

 

Risolleviamoci per un attimo dalle brutture della campagna elettorale e trasferiamoci temporaneamente nel mondo dei sogni, in un mondo fantastico dove tutto è possibile.

Immaginiamo che Napolitano, o Monti, o qualche altro ministro o politico di spicco, decidesse di dare in beneficenza la maggior parte del suo stipendio, tenendo per sé una cifra inferiore ai mille euro, e che si giustificasse dicendo: “Sono pochi, ma ci sono molte persone che vivono con meno, quindi mi devono bastare”. Immaginiamo che costui si battesse per togliere i soldi alle banche e darli alle popolazioni più povere. Immaginiamo ancora che in un consesso internazionale il nostro Napolitano o il nostro Monti o uno dei loro eventuali successori pronunciasse parole come queste:

Si è parlato di sviluppo sostenibile e di sottrarre alla miseria le grandi masse. Ma che cosa abbiamo in mente? Il modello di sviluppo e di consumo delle odierne società ricche? Che cosa succederebbe al pianeta se in India il numero medio di automobili per famiglia fosse lo stesso dei tedeschi? Quanto ossigeno resterebbe per respirare? Più chiaramente: possono le risorse del pianeta permettere a sette o otto miliardi di persone di mantenere lo stesso livello di consumi e di sprechi che caratterizza le più ricche società occidentali?

Stiamo dominando la globalizzazione, o è la globalizzazione che ci domina? È possibile parlare di solidarietà e di unità in un’economia basata sulla competizione spietata? La sfida che abbiamo davanti è di proporzioni gigantesche e la crisi maggiore non è ecologica, è politica: l’uomo non governa più le forze che ha sprigionato, ma queste forze governano l’uomo e la sua vita.

Perché noi non veniamo al mondo genericamente per svilupparci. Veniamo alla vita per raggiungere la felicità. Perché la vita è breve e ci sfugge via, e nessun bene vale come la vita, è ovvio. Ma se la vita mi scappa via, lavorando e lavorando per poter consumare di più… e il motore è la società dei consumi, perché, in definitiva, se si paralizza il consumo, o se si rallenta, si rallenta l’economia, e se si rallenta l’economia ci appare lo spettro della stagnazione. Ma è proprio questo consumo esagerato che sta aggredendo il pianeta, e proprio per generare questo consumo si producono cose che durano poco, per poterne vendere di più.

Questi sono problemi di carattere politico che ci stanno indicando che è ora di cominciare a combattere per una cultura diversa. Non si tratta di prospettare il ritorno all’uomo delle caverne, né di erigere un monumento al regresso. È che non possiamo continuare indefinitamente ad essere governati dal mercato, dobbiamo essere noi a governare il mercato.

Per questo dico che il problema che abbiamo davanti è di carattere politico. Gli antichi pensatori – Epicuro, Seneca, gli Aymara – dicevano: povero non è chi ha poco, ma è davvero povero colui che necessita moltissimo e desidera, desidera, desidera sempre di più. Lo sviluppo non può essere contrario alla felicità. Deve essere a favore della felicità umana, dell’amore, delle relazioni umane, della cura dei figli, dell’amicizia, dell’avere l’essenziale. Perché è questo il tesoro più importante che abbiamo.

Prima di tornare alla realtà, consideriamo che esiste effettivamente un Paese il cui presidente guadagna 800 € al mese, che da giovane rapinava le banche per dare i soldi ai poveri, e che ha pronunciato un discorso simile a quello riportato sopra ad una conferenza mondiale sullo sviluppo sostenibile.

Bene ora potete risvegliarvi. Napolitano, Monti e colleghi sono tornati quelli di sempre. Se a questo punto sentite montare una certa incazzatura, vuol dire che siete quasi pronti per andare a votare. In bocca al lupo.