Partigiani della Prostituzione

I recenti sviluppi della vicenda legata alla cosiddetta “trattativa” e alle intercettazioni delle telefonate tra Mancino e Napolitano hanno forse svelato la presenza di un insospettabile complotto. Illuminante a questo proposito è stato l’intervento del fondatore de La Repubblica Eugenio Scalfari, che come è noto ha cercato goffamente di difendere la posizione del Capo dello Stato contro la Procura di Palermo.

Nel rispondere alle pacate osservazioni dei diretti interessati (il procuratore Messineo e il procuratore aggiunto Ingroia) circa il suo apparentemente poco assennato intervento, Scalfari ha poi citato una sentenza della Corte Costituzionale del 24 aprile 2002 che a sua volta è stata giudicata irrilevante in quanto non pertiene a casistiche di intercettazioni delle alte cariche dello Stato, ma si pronuncia “nell’ambito di un procedimento penale relativo a delitti di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione” dove “l’apparato di ripresa visiva, occultato dalla polizia giudiziaria in una plafoniera sita in una saletta appartata, aveva consentito di registrare immagini di rapporti sessuali tra i clienti e le ballerine dell’esercizio”.

Come sempre, Bue punto zero privilegia, nella formulazione di ipotesi sui comportamenti più inspiegabili degli illustri personaggi di cui si occupa, una consapevole malizia rispetto ad una cieca stupidità, la quale rimane l’ultima opzione da considerare quanto tutte le altre sono state scartate. In questo caso, se Scalfari non è uno stupido, per quale recondito motivo potrebbe aver citato in questa situazione già abbondantemente ingarbugliata e compromessa proprio quella sentenza? Non abbiamo purtroppo una risposta certa, ma diversi elementi conducono a pensare che si tratti di un messaggio in codice, che in qualche modo vuole chiamare a raccolta, affinché si uniscano alla causa di quelli già presenti in Parlamento, i Partigiani della Prostituzione che proliferano nei giornali, per sferrare un attacco decisivo contro i Partigiani della Costituzione che si annidano, esile forse ma combattiva minoranza, nella Magistratura.

Quale sarà l’esito dello scontro è facile immaginarlo. L’unica possibilità di rovesciare le sorti di questa battaglia potrebbe giungere da nuove elezioni e dal conseguente rinnovamento delle Camere, ma forse sarà già troppo tardi.

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Salviamo Mario Monti

"Uccidiamo Mario Monti" sui muri di Milano

Mario Monti è in pericolo, e come se non bastasse anche altri membri del Governo rischiano grosso.

C’è chi vuole la testa del Premier perché la notte di Capodanno si è dato ai bagordi; c’è chi con maggior ponderazione ed acume lo accusa, avendo egli a sottoporre le sue proposte alla prima legislatura della storia repubblicana a non includere rappresentati di partiti di sinistra, di non perseguire politiche di sinistra.

Ma tutto ciò è ben poca cosa di fronte alla vera e massima colpa del Premier, che consiste nell’aver affermato nelle più svariate occasioni di avere rispetto per il Parlamento e che da esso deriva la legittimità del suo Governo.

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