PdL 2.0: l’evoluzione

Il Popolo della Libertà si evolve. Ha scoperto l’uso di un organo prima d’ora sconosciuto: il cervello. Per stimolarne l’utilizzo i suoi vertici, mostrando un’audacia senza precedenti, hanno sviluppato una campagna pubblicitaria in grande stile che al posto dei vecchi e obsoleti slogan, oggetto in passato di un’eccessiva quanto sguaiata ironia, pone delle domande che invogliano l’elettore ad attivare il pleonastico fardello della scatola cranica per elaborare delle risposte.

Le domande non sono neppure semplici. Alcune richiedono introspezione, come “Ami davvero il tuo Paese?” oppure “Non vuoi arrenderti alle difficoltà?” o anche “Vuoi difendere la tua libertà?”. Una ha una valenza quasi esistenziale: “Sai distinguere il vero dal falso?” (va aggiunto che esiste il fondato sospetto che quest’ultima sia in realtà la pubblicità occulta di un omonimo quiz a premi in programmazione l’anno prossimo sulle reti Mediaset).

La novità più importante di questa campagna, però, riguarda la totale assenza del faccione di Berlusconi. La svolta è epocale: nel PdL si ha vergogna del Monarca, si ha pudore nel mostrarne l’effigie. È un po’, per intenderci, come se nelle chiese improvvisamente provassero imbarazzo nell’ostendere brandelli mummificati di cadaveri (con tutto il rispetto per i brandelli mummificati di cadaveri), raccogliessero le preziose reliquie organiche in sacchettini e corressero a seppellirle nel cortile.

Purtroppo i soliti vandali, così ottusi da non comprendere questo salto di qualità, hanno lacerato alcuni dei manifesti di questa illuminata campagna. Bue punto zero ti propone un divertente gioco interattivo. Aiuta i militanti del PdL a rimettere tutto in ordine: cliccando sulle immagini potrai riparare il danno e ottenere la loro imperitura riconoscenza.

Ami davvero il tuo Pa...

... paese?

(Nota: su Paperblog è disponibile un’accurata analisi psicologica di questa campagna.)

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Se tu non paghi le tasse

Chi l’avrebbe mai detto che mandando al governo un miliardario privo di scrupoli (curiosamente le due cose vanno spesso insieme) le tasse sarebbero state abbassate per i meno abbienti e alzate per i ricchi? Forse qualcuno l’aveva previsto. Ma certamente nessuno poteva immaginare che l’evasione fiscale sarebbe stata così efficacemente contrastata. Questa foto scattata il mese scorso alla Stazione Centrale di Milano mostra la campagna di sensibilizzazione dell’Agenzia delle Entrate (marchiata con il logotipo della Presidenza del Consiglio) in tutta la sua soggiogante potenza.

Se tu non paghi le tasse, gli altri le pagano per te

Bue punto zero

Si sono presentati forse nella storia tempi e luoghi in cui poteva dirsi onorevole o persino nobile il mostrarsi neutrali, distaccati, equidistanti. Qui e ora certamente no. Questo è oltre ogni ragionevole dubbio un momento in cui è doveroso per ciascuno esprimere senza esitazione tutta la propria faziosità, esternare senza troppi giri di parole le proprie convinzioni, puntare con decisione il dito senza lasciarsi trattenere dal vago timore di offendere qualcuno.

A volte per iniziare ci si può limitare ad un gesto, non necessariamente solo simbolico. Se ad esempio scorgiamo nella televisione uno strumento utile a rimbambire e anestetizzare la gente, può essere già un passo avanti eliminarla, gettando lo sgargiante elettrodomestico in pasto alla più vicina discarica autorizzata. Viceversa, nel momento in cui si intravede il rischio che una forma di espressione dalle potenzialità rivoluzionarie venga tarpata da chi ha interesse a mantenere con ogni mezzo lo status quo, una tra le risposte possibili può essere aggiungere la propria voce a quelle già innumerevoli che la sostengono. E allora entrano in gioco le parole, che sono una delle armi più potenti di cui disponiamo.

Non mi dilungherò qui a parlare del Web 2.0 e del ruolo che ha avuto nella storia recente di alcuni importanti paesi dell’area mediterranea. Né mi soffermerò sulla correlazione esistente, a livello mondiale, tra il rispetto dei diritti umani e l’attività di censura operata sulla rete, o sui dettagli della legge cosiddetta “bavaglio” che nei prossimi giorni potrebbe essere approvata dal parlamento della Repubblica italiana. Per il momento mi limito ad auspicare che l’inversione di tendenza sia già avvenuta, che il giro di boa sia alle spalle, che il fondo sia già stato toccato, che il punto zero della scala dell’ignominia in cui un popolo bue pasciuto a suon di spot pubblicitari ci ha scaraventati stia per entrare a far parte dei ricordi del passato.

Se le cose stessero effettivamente in questo modo, probabilmente non ci sarebbe un bisogno così impellente di spendere tempo a scriverne.

Partendo quindi dall’assunto più che probabile che il mio auspicio debba essere smentito, do inizio ad una serie di interventi il cui obiettivo minimo è riuscire ad illudermi di aver fatto qualcosa di costruttivo, mentre per quanto riguarda il massimo non pongo limiti di sorta. Ho intenzione infatti di sfidare qualunque tipo di bavaglio con iniziative clamorose e dirompenti. Quindi rimanete sintonizzati.