In questo mondo di ladri

Un mucchio di soldi

L’obiettivo fino a poco tempo fa sembrava così irraggiungibile che, adesso che sembra quasi fatta, lascia tutti frastornati, ossessionati da un inquietante interrogativo: chi potrà mai essere un valido e degno candidato a sostituire Formigoni nel ruolo di governatore della Lombardia?

L’antico dilemma che vede contrapposti un disonesto capace e un onesto incompetente, va detto, oramai non è più affatto un dilemma. Basta considerare che l’onesto incompetente potrebbe, se dotato di un minimo di buona volontà e se affiancato dai collaboratori giusti, acquisire almeno in parte le competenze che gli mancano, mentre il disonesto assai difficilmente perderebbe la sua inclinazione al malaffare, inclinazione che potrebbe però all’occorrenza nascondere dietro un’artefatta ed ingannevole buona condotta, raggirando così i più sprovveduti.

Il problema non è questo. Il problema è trovare —in un panorama dove, per usare una cristallina espressione di gusto neoclassico, il più pulito ha la rogna, e dove gli altri competono per un posto d’onore tra i ladroni— una persona semplicemente onesta. Non basta che il candidato non abbia mai rubato in vita sua, poiché la sua virtù potrebbe essere semplicemente frutto di una carenza di occasioni sufficientemente ghiotte. Come trovare quindi un candidato affidabile?

Capita talvolta —piuttosto raramente, ma capita— di aver notizia di qualche cittadino che, trovata casualmente una borsa gonfia di banconote di grosso taglio o il biglietto vincente di una ricca lotteria, anziché impossessarsene si adopera per risalire al proprietario e riconsegnargli il bene smarrito, rifiutando poi qualunque ricompensa che non sia puramente simbolica. Ecco, una persona del genere potrebbe rappresentare il candidato ideale: con buona probabilità incompetente, ma onesto al di sopra di ogni possibile sospetto.

Alla domanda posta sopra si può quindi rispondere: il candidato affidabile si troverà spulciando con attenzione le cronache locali e nazionali degli ultimi anni in cerca di episodi simili a quelli indicati, e risalendo poi ai loro protagonisti. Non ce ne saranno molti, ma individuandone e chiamandone a rapporto quattro o cinque le possibilità che almeno uno di essi si dichiari disponibile a mettersi in gioco per il bene della comunità sarebbe piuttosto concreta. Così come sarebbe poi assai concreta, date le sue referenze, la possibilità di sbaragliare qualunque altro concorrente alla poltrona di governatore.

In una situazione normale, un espediente del genere sarebbe classificato come una specie di barzelletta. Il fatto che si debba arrivare a considerarlo con serietà dà la misura di quanto in basso siamo caduti.

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Out & outing

Palazzo Lombardia, nuova sede della Regione

Oggi ricorre un mese dal giorno della liberazione di Palazzo Chigi dal priapismo, ma in quella stessa sera del 12 novembre un altro evento memorabile ha avuto come protagonista un personaggio politico di indiscusso rilievo: Roberto Formigoni. L’attuale Governatore del principale feudo di CL, di cui il nostro è esponente di spicco, eletto per la quarta volta consecutiva nonostante la legge vieti la rielezione dopo due mandati consecutivi, è quello che ha distrutto un bosco nel cuore di Milano, bene inalienabile del Comune, per fare spazio ad un grattacielo, il più alto d’Italia, nel quale dislocare i propri uffici, e che avendo preso molto sul serio la storia della torre di Babele ha precauzionalmente collocato sulla sua sommità una copia della statua della Madonnina benedetta dal cardinal Tettamanzi in persona; è quello che ha fatto eleggere come consigliere l’igienista mentale del Cavaliere grazie a centinaia di firme false; uomo pio al limite dell’integralismo, è tra i firmatari di una lettera aperta rivolta ai cattolici italiani per chiedere loro di sospendere ogni giudizio morale nei confronti dell’onorevole Silvio Berlusconi, a processo a Milano per concussione e prostituzione minorile nell’ambito di ricevimenti il cui appellativo (costituito da un’anafora, o meglio reduplicazione, forse onomatopeica) prima di entrare nel lessico comune come sinonimo di sobri dopocena in morigerata compagnia, era usato per designare violenza anale di gruppo.

Il nome di Formigoni era apparso in una lista di presunti cripto-omosessuali omofobi, della quale  a suo tempo Bue punto zero si era occupato, criticandone l’impostazione e soprattutto l’assenza di prove. Il commento del Governatore a proposito di tale lista era stato pacato: “Fantasie malate di personaggi inqualificabili, non perdete tempo a seguire queste sciocchezze estreme”

Un po’ meno pacato è apparso il gesto che Formigoni ha rivolto nella memorabile serata del 12 novembre ad alcuni contestatori: un pugno chiuso con il dito medio proteso verso l’alto dei cieli. Potrebbe sembrare un gesto osceno e volgare, ma essendo Formigoni un fervente cattolico, il suo gesto deve essere contestualizzato. E il contesto naturalmente non può che essere quello dei dettami evangelici, che il Governatore è chiamato dalla propria coscienza a rispettare scrupolosamente. Egli non si produrrebbe mai, specie in pubblico, in una violazione del comandamento che impone ai fedeli di amare i loro nemici, fare  del bene a coloro che li odiano e benedire coloro che li maledicono, e questa considerazione lascia intuire che il gesto che molti potrebbero considerare offensivo, per il suo autore sia al contrario da intendersi come un gesto di amorevole benedizione. Ma soprattutto Formigoni non può dimenticare, neanche per un attimo, neppure quando invita qualcuno a sottoporsi ad un atto di sodomia, di essere chiamato a fare agli altri ciò che vorrebbe che gli altri facessero a lui.

Sarebbe bastato attendere un paio di mesi e la prova mancante sarebbe stata fornita, con l’eleganza e la classe che lo contraddistinguono, dal Governatore in persona.