Vieni avanti, cretino

Sito de-berlusconizzato

A quanto si apprende, l’onorevole Silvio Berlusconi, nel tentativo di rendere il più devastante possibile la sua nuova discesa in campo, avrebbe deciso non solo di tornare a rompere il catodo con innumerevoli e interminabili apparizioni televisive, ma anche, con il supporto di Michael Slaby, nientemeno che il consulente di Obama, di diffondere nel web il suo Verbo, anzi il suo λόγος σπερματικός (Logos Spermatikos), tramite un esercito di droni da combattimento che dovrebbe saturare in maniera virale i più importanti siti sociali, i giornali, i forum, i blog e chi più ne ha più ne metta.

Sappia dunque codesto esercito che Bue punto zero, nonostante le apparenze, non è un blog de-berlusconizzato. Forse lo sarebbe diventato, se l’onorevole Berlusconi fosse stato incarcerato o se fosse passato a miglior vita. Per ora comunque siate fiduciosi, la nostra tradizionale ospitalità non verrà meno. Mosche, ragni, formiche, lombrichi, vermi d’ogni foggia e muffe d’ogni colore popolano abitualmente la sua stalla, quindi ci sarà spazio anche per voi. Guardatevi pure intorno, e se non sapete da dove cominciare provate con questo.

 



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Un panorama inquietante (seconda parte)

Qui trovi la prima parte dell’articolo.

La ciliegina sulla torta

Dopo aver gustato l’editoriale del direttore voltiamo pagina e ci si presenta allo sguardo l’ingombrante sagoma di Giuliano Ferrara, il quale mi dicono faccia schifo ai maiali, ma non so se sia vero. Nel suo articolo dimostra la capacità di occupare un enorme spazio senza illuminarlo con la minima idea degna di nota.

Anche Ferrara apparentemente è immune dal senso del pudore, perché in mezzo alla pagina campeggia un affettuoso “Caro Silvio” ad introdurre in tono confidenziale il suggerimento giusto per volgere a favore del Premier una situazione politica sempre più compromessa: bisogna cambiare. Galleggiano nel vuoto pneumatico di una pagina zeppa di parole inutilmente altisonanti alcune perle. La prima è una esplicita accusa di colpevolezza, che nel mondo alla rovescia diventa naturalmente un elogio sperticato alla spregiudicatezza imprenditoriale del padrone. Secondo Ferrara, infatti, Berlusconi con le sue televisioni si è preso “una fetta di torta che in teoria spetta ad altri”. L’ha scritto lui, sarà vero.

Seconda perla: l’unica possibilità di Berlusconi è “dimostrare che fa sul serio, che ha sempre fatto sul serio”. Che il padrone in effetti fin dalla sua discesa in campo facesse sul serio era chiaro: si faceva e tuttora si fa con il massimo impegno e dedizione gli affari suoi. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti: Berlusconi non solo è ancora a piede libero, ma è ogni giorno che passa un po’ più ricco; il resto del Paese per contro è stato lasciato a se stesso nel bel mezzo di una crisi globale che per un miliardario che fa il Premier a tempo perso è poco più di una noiosa seccatura. Ma Ferrara ha altre idee. Ho già anticipato la conclusione a cui giunge lo stratega di fronte al problema di dimostrare che il caro Silvio ha fatto e fa sul serio: “bisogna cambiare”, anzi “deve dare il segno di un cambiamento rigoroso e profondo”. Non solo le affermazioni date per certe ma prive di argomentazioni caratterizzano i prostituti intellettuali, ma anche la sovrabbondanza di parole incensatorie prive di qualsivoglia contenuto che possono, combinandosi casualmente, dar luogo a paradossi esilaranti. Forse Ferrara non ha provato ad immaginare il suo padrone che con cipiglio dichiara: “Ho sempre fatto sul serio, e ora ve lo dimostrerò” e dopo una breve, drammatica pausa aggiunge: “Da oggi si cambia tutto, da oggi si fa davvero sul serio”. Altrimenti probabilmente avrebbe scritto qualcos’altro.

Ed ecco l’ultima chicca, evidenziata in caratteri rossi e maggiorati: “Noi siamo indispensabili all’Europa come e più di quanto l’Europa sia indispensabile a noi”. Probabilmente è vero. Ciò non deve stupire: Ferrara sa che, come una singola stupidaggine contenuta in un discorso altrimenti serio e rigoroso rischia di comprometterne completamente l’attendibilità, così una singola verità inserita al punto giusto può portare il lettore ingenuo a convincersi che tutto l’articolo, per il resto colmo di idiozie, sia in realtà valido e pertinente. E se quell’affermazione è vera, allora forse Ferrara ci fa balenare una speranza: che l’Europa trovi il modo –uno qualunque– di salvare noi dal nostro Governo per salvare se stessa.

Si volta ancora pagina, ed ecco che, all’insegna di un’autoironia che vorrebbe forse suscitare simpatia, ma suscita solo volgare raccapriccio, appare la rubrica “minzulpop”. L’asticella della dignità si abbassa sempre di più, e ora solo strisciando si riesce a passarci sotto. I vermi prima tentennano, poi indietreggiano e battono in ritirata, ma il soldato Minzolini, unico tra i vertebrati, esclama: “Presente!” e si getta nel fango.

Minzolini se la prende con alcuni “personaggi in cerca di autore” (che mai vorrà dire?) che approfittando della crisi (che in realtà non c’è: sono loro che tracciano un quadro funereo della situazione) vogliono comprare a poco prezzo il Paese. Il soldatino è evidentemente influenzato della deformazione mentale del padrone, il quale crede che ogni cosa possa essere comprata in moneta sonante, purché si abbiano abbastanza soldi. Che cosa si dovrebbe rispondere a Minzolini? Si dovrebbe rispondere che il suo assunto non è tollerabile da nessun cittadino onesto, che l’Italia non è in vendita, che gli italiani non vogliono e non possono essere comprati né a poco né a tanto prezzo. E che se nostro malgrado l’Italia vale poco, il merito è in gran parte del suo padrone e dei suoi scagnozzi, quindi anche suo. Nessuno però, temo, avrà il coraggio di dirglielo. Anche perché forse non è vero, forse in realtà agli italiani importa ben poco se il padrone cambia o rimane lo stesso.

Non è tutto qui, naturalmente. Minzolini è, se possibile, ancora più spudorato di Ferrara. Se sia il segno (auspicabile) di una totale mancanza di argomenti alternativi validi, o se sia invece la prova che questi servi si sentono talmente sicuri di sé da ritenere che si possa presentare apertamente alla gente il mondo alla rovescia senza che questi neppure se ne accorgano e protestino, non ci è dato saperlo. Sta di fatto che l’augusto soldatino si avventura in un parallelo tra due momenti della nostra Repubblica. Uno è quello odierno, l’altro è la fine della prima Repubblica segnata dallo scandalo di Tangentopoli, che ha portato all’ingresso in politica di Berlusconi. Il confronto è disarmante: così come Berlusconi ha comprato (e qui si può intendere il senso letterale del termine) a poco prezzo un Paese in svendita dopo il ciclone politico delle tangenti, così altri oggi vorrebbero fare lo stesso approfittando della crisi e della debolezza di un Governo che non è in grado di affrontarla: “Paradossalmente c’è una folla di emuli del Cavaliere che vogliono sostituirlo”. Che cosa ci sia di paradossale nel fatto che i personaggi in cerca di autore, emuli di un Cavaliere anch’esso evidentemente in cerca di autore, vogliano prendere il suo posto davvero non si riesce a capire.

Segue nutrito elenco di antagonisti del padrone variamente denigrati, tra cui spicca un Romano Prodi che aspirerebbe nientemeno che al Quirinale (non che gli interessi davvero, è chiaro, lo farebbe semplicemente per dispetto). Ma è solo arrivando alle ultime righe che si comprende il vero scopo del soldatino. Per far cadere Berlusconi non basta, a suo dire, neppure una congiura: “Spesso la storia non si ripete. Nel ’94 la gente ne aveva le tasche piene delle tangenti (le stesse di cui si parla per il Pd di Penati) che sono ben altra cosa rispetto ai presunti festini di Arcore”. Qui si raggiunge finalmente l’apice della disonestà, qui si cela un inganno che evidentemente ha la sua efficacia, visto che tanti, anche fra i detrattori di Berlusconi, ci cascano quotidianamente. Il messaggio è chiaro: le tangenti sono una cosa grave, andare a troie, soprattutto per un Premier paladino dei valori cattolici, è un peccato veniale. Anzi, per qualunque nonno col fard dovrebbe essere considerato piuttosto una debolezza, un piccolo vizio innocente.

Il punto è che non è quello il problema dell’Italia, non è per quello che stiamo affondando. Il problema è che un riccone pieno di guai giudiziari e finanziari ha comprato a poco prezzo un Paese per poter depenalizzare o prescrivere i suoi reati personali e poter favorire le sue aziende. Il vero problema dell’Italia ha un solo nome, ed è conflitto di interessi: gli interessi del Premier e di pochi suoi amici che confliggono contro gli interessi di tutto il resto del Paese. Ma visto che le escort, per professione, attirano l’attenzione, è nell’interesse di Berlusconi (e quindi di tutti i suoi servi) mettere il più possibile in evidenza quella piccola ciliegina, nella speranza che la gente non noti l’enorme torta che sta sotto e che intanto si stanno mangiando.

TERZA PARTE

Le marionette e il bavaglio

È giusto porre limiti alla libertà di espressione? È giusto impedire a qualcuno di esporre e diffondere con i mezzi che preferisce ciò che più gli aggrada? È giusto punire qualcuno per ciò che ha detto o scritto?

La risposta non può che essere un secco: dipende.

Il nostro codice penale prevede reati come l’ingiuria e la diffamazione, e limita quindi gli aspetti deteriori della libertà di espressione individuale. Al di fuori di queste casistiche, rimane comunque un ampio margine di discussione. Potrebbe sembrare ragionevole adottare un atteggiamento equanime, tale per cui se si pretende per se stessi un certo grado di libertà, la si debba garantire parimenti anche agli altri. Se sceglieremo questo criterio, ascolteremo indulgenti coloro che dicono, per esempio, che Silvio Berlusconi è il miglior Presidente del Consiglio degli ultimi 150 anni, o che Giorgio Napolitano è il miglior Presidente della Repubblica dal Pleistocene ad oggi. Saremo disposti anche a discutere con chi ci venga a dire che il sole gira attorno alla terra o che c’è qualcosa che si muove più velocemente della luce. Ove possibile intavoleremo una discussione per esaminare e valutare gli elementi che costoro porteranno per avallare la loro pretesa; altrove, avvalendoci del diritto di libera espressione da noi stessi sancito, risponderemo con una sonora pernacchia.

Questo criterio può sembrare apprezzabile per la sua immediatezza e semplicità, ma purtroppo il mondo reale è più vario e complesso di quanto a volte si potrebbe desiderare. Una incondizionata libertà di espressione, in realtà, è un lusso che non possiamo permetterci. È necessario porre una limitazione. Non una limitazione blanda e generica, ma severa e circostanziata. Mentre la libertà di espressione deve essere garantita e anzi incoraggiata per chi formula idee proprie, a prescindere dal loro orientamento, così non deve avvenire per chi espone idee altrui, soprattutto se ciò avviene dietro compenso. Quest’ultima situazione, descritta nei più accreditati testi specialistici come “prostituzione intellettuale”, rappresenta infatti un serio pericolo per la società. Vi sono in circolazione (potete trovarne i volti in TV, se non avete ancora gettato via il televisore, e i nomi in calce ad articoli di giornale) alcuni individui che sembrano umani, ma in realtà sono marionette. Individui che aprono la bocca o estraggono la penna a comando, ed espongono in forma personale contenuti che il loro padrone dall’alto comunica attraverso fili spesso (ma non sempre) invisibili, ma il cui effetto è evidentissimo.

Le parole, avevo scritto in precedenza, sono armi potenti. Un fuoco incrociato e coordinato che da più parti si scatena su un unico obiettivo può provocare danni inestimabili. Per questo si può rendere necessario invocare a gran voce un bavaglio, da applicare rigorosamente a tutti i prostituti intellettuali. Ma visto che proprio in questi giorni così tante persone stanno manifestando agguerrita contrarietà ad ogni forma di censura, potremmo magnanimamente orientarci verso un’alternativa più aperta e generosa. Anziché chiudere loro la bocca, potremmo limitarci ad imporre in apertura di ogni loro esternazione pubblica la seguente avvertenza: “Attenzione, sono un/una prostituto/a intellettuale. Copulo dietro compenso. Si prega di prendere le dovute precauzioni”.

Bue punto zero

Si sono presentati forse nella storia tempi e luoghi in cui poteva dirsi onorevole o persino nobile il mostrarsi neutrali, distaccati, equidistanti. Qui e ora certamente no. Questo è oltre ogni ragionevole dubbio un momento in cui è doveroso per ciascuno esprimere senza esitazione tutta la propria faziosità, esternare senza troppi giri di parole le proprie convinzioni, puntare con decisione il dito senza lasciarsi trattenere dal vago timore di offendere qualcuno.

A volte per iniziare ci si può limitare ad un gesto, non necessariamente solo simbolico. Se ad esempio scorgiamo nella televisione uno strumento utile a rimbambire e anestetizzare la gente, può essere già un passo avanti eliminarla, gettando lo sgargiante elettrodomestico in pasto alla più vicina discarica autorizzata. Viceversa, nel momento in cui si intravede il rischio che una forma di espressione dalle potenzialità rivoluzionarie venga tarpata da chi ha interesse a mantenere con ogni mezzo lo status quo, una tra le risposte possibili può essere aggiungere la propria voce a quelle già innumerevoli che la sostengono. E allora entrano in gioco le parole, che sono una delle armi più potenti di cui disponiamo.

Non mi dilungherò qui a parlare del Web 2.0 e del ruolo che ha avuto nella storia recente di alcuni importanti paesi dell’area mediterranea. Né mi soffermerò sulla correlazione esistente, a livello mondiale, tra il rispetto dei diritti umani e l’attività di censura operata sulla rete, o sui dettagli della legge cosiddetta “bavaglio” che nei prossimi giorni potrebbe essere approvata dal parlamento della Repubblica italiana. Per il momento mi limito ad auspicare che l’inversione di tendenza sia già avvenuta, che il giro di boa sia alle spalle, che il fondo sia già stato toccato, che il punto zero della scala dell’ignominia in cui un popolo bue pasciuto a suon di spot pubblicitari ci ha scaraventati stia per entrare a far parte dei ricordi del passato.

Se le cose stessero effettivamente in questo modo, probabilmente non ci sarebbe un bisogno così impellente di spendere tempo a scriverne.

Partendo quindi dall’assunto più che probabile che il mio auspicio debba essere smentito, do inizio ad una serie di interventi il cui obiettivo minimo è riuscire ad illudermi di aver fatto qualcosa di costruttivo, mentre per quanto riguarda il massimo non pongo limiti di sorta. Ho intenzione infatti di sfidare qualunque tipo di bavaglio con iniziative clamorose e dirompenti. Quindi rimanete sintonizzati.