Renzi incontra ancora Berlusconi

Si è svolto nel pomeriggio un altro incontro tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi, nell’ambito delle consultazioni con le varie forze politiche che il Premier sta promuovendo. Al termine del colloquio i due leader hanno confermato la convergenza di obiettivi e rinnovato l’impegno a proseguire sulla strada delle riforme.

Berlusconi ha inoltre espresso la sua solidarietà all’ex sindaco e ha stigmatizzato l’uso politico della giustizia perpetrato da alcuni magistrati. Renzi, che anche dopo le recenti vicende rimane il leader indiscusso del PD, ha ulteriormente confermato il proprio impegno sulla scena politica. Dopo l’incontro Renzi è tornato a Firenze dove sta scontando la recente condanna in affidamento ai servizi sociali; il Premier invece si è recato all’inaugurazione della linea ad alta velocità Torino-Lione e domani sarà a Berlino per partecipare al G8, dove illustrerà i successi conseguiti dal suo Governo.

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Presidente del Corpo Sciolto

L’elezione del Presidente della Repubblica rappresenta per il Partito Democratico, che la controlla al 99%, un’ultima, estrema possibilità di riscatto. Se a nomina avvenuta Berlusconi (che, lo ricordiamo, aveva detto che voleva andarsene da questo Paese di merda) si dichiarerà soddisfatto, vorrà dire che il PD ha perso definitivamente ogni traccia di dignità, e che Berlusconi aveva ragione (sulla merda).

Se invece Berlusconi andrà su tutte le furie e minaccerà di andarsene all’estero, vorrà dire che per una volta il PD avrà fatto qualcosa di buono.

Ma, fra i tanti nomi che sono stati ventilati, quale dobbiamo auspicare? Il requisito di essere intollerabile agli occhi di Berlusconi è fondamentale, ma l’elenco di coloro che lo soddisfano è molto lungo, e va scremato con criteri di selezione più stringenti. Aggiungiamone dunque un paio: il candidato ideale è uomo (o donna) di chiara fama, sia in Italia sia all’estero, conosce bene la Costituzione e la rispetta con profonda convinzione, direi quasi con devozione.
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I nuovi eroi

Ci sono cose che non possiamo dimenticare.

I padri dei nostri padri e le madri delle nostre madri hanno combattuto e talvolta versato il proprio sangue perché noi potessimo vivere in una nazione libera. Perché potessimo scegliere da chi essere governati, anche eleggendo chi non la pensa come loro, anche chi oggi li disprezza. Per questo col tempo le targhe che portano i loro nomi, affisse in migliaia di vie e piazze in tutto il Paese, saranno rimosse per far posto ai nomi di nuovi eroi come Craxi o Mangano.

Possiamo accettare che i nostri nonni abbiano combattuto per permettere a noi di votare Berlusconi, ma, senza nulla togliere alla loro memoria, anche noi possiamo reclamare il diritto a trovarci dei nuovi eroi.  E in attesa che si facciano avanti più degni e meritevoli pretendenti al ruolo, sarebbe forse il caso di rivalutare una figura come quella di Massimo Tartaglia.

L’XYZ della democrazia

La legge esiste per tutelare i più deboli. Ove questa venisse a mancare, non si applicherebbe altro che la semplice e atavica legge del più forte. In un Paese democratico, in teoria, il potere lo detiene il popolo, e la legge tutela le minoranze (in assenza di questa tutela, infatti, non si parla di democrazia, ma di dittatura della maggioranza). Capita tuttavia che il voto popolare consegni il potere ad un’oligarchia avida e corrotta, la quale lo esercita contro gli interessi del popolo stesso. In questo caso è il popolo ad occupare la posizione più debole, e la legge, fintanto che è applicata, rimane la sua unica tutela. Nel momento in cui, in un regime democratico già gravemente compromesso, si indebolisse o venisse del tutto a mancare un’istituzione dotata dell’autorità di far rispettare la legge, si assisterebbe inevitabilmente alla fine della democrazia.

È quindi del tutto naturale e forse inevitabile che in questa situazione i magistrati che si sforzano di applicare in modo rigoroso la legge, sottoponendo ad indagini e processi, ove ne ricorrano i presupposti, anche i membri della suddetta oligarchia, raccolgano un buon grado di consenso popolare, mentre in un contesto di reale democrazia ciò che alcuni oggi considerano deprecabile (e cioè il fatto che i magistrati possano cercare e ottenere il consenso delle masse) sarebbe semplicemente privo di senso, perché la magistratura lavorerebbe per lo più per tutelare le minoranze, eventualmente anche contro gli interessi della maggioranza.

In ogni caso, se il consenso popolare ha potuto a suo tempo legittimare quell’oligarchia avida e corrotta che ora, per non essere spodestata, cerca a sua volta di delegittimare con ogni mezzo tutte le voci e tutte le forze che le si oppongono, è non solo tollerabile, ma anche auspicabile che esso si indirizzi ora verso alcuni magistrati; in particolar modo verso quelli onesti e integerrimi, i quali sono facilmente riconoscibili appunto per il fatto di subire quotidianamente attacchi da quelle cariche istituzionali e politiche che annoverano al loro interno schiere di corrotti, corruttori, concussori, mafiosi e via dicendo, nonché dai giornali ad essi asserviti, e persino da quella parte di magistratura  che non vuole inimicarseli. Se ancora rimanesse qualche dubbio sull’opportunità di questo consenso, esso verrà dissipato nel momento in cui qualcuno di questi magistrati dovesse essere perseguito per aver pubblicamente dichiarato nientemeno che la sua fedeltà alla Costituzione.


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Referendum 2011

In un periodo generalmente avaro di soddisfazioni, una pregevole eccezione è stata l’ampia partecipazione ai referendum dello scorso anno. Per celebrare la ricorrenza che cade in questi giorni abbiamo pensato di pubblicare alcuni volantini che erano stati realizzati appositamente per l’occasione.

Berlusconi invita a votare al referendum

È davvero curioso che tra le zone segnalate a suo tempo come idonee alla realizzazione di centrali nucleari ci fosse proprio quella che in questi giorni è stata colpita da una serie interminabile di scosse sismiche. Se avessimo basato il sottile terrorismo psicologico di questo volantino sul rischio tellurico, probabilmente avremmo suscitato un certo scetticismo, ma ora potremmo unirci alla folta schiera di coloro che affermano di essere in grado di prevedere i terremoti. Più prudentemente, ci siamo invece accontentati di una banale alluvione.

Un articolo di giornale sull'incidente nucleare di Roccabianca (Italia)

(clicca sull’immagine per ingrandire)

Fondata sul lavoro

Uno degli obiettivi dichiarati del Governo Monti è agevolare l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. Al contempo la punta di diamante della riforma di risanamento varata dallo stesso Governo è l’innalzamento dell’età pensionabile. Difficile pensare che ad un simile consesso di tecnici, professori e luminari possa essere sfuggita la palese contraddizione che si annida tra queste affermazioni, la cui gravità aumenta se si considera che una delle parole d’ordine per le prossime riforme è flessibilità. I posti di lavoro sono quelli che sono: quando in nome della flessibilità un lavoratore attempato verrà messo alla porta in favore di un giovane rampante, non ci sarà lecito sperare che un estemporaneo corso di formazione lo renda di nuovo competitivo, poiché egli andrebbe poi a competere proprio con quei giovani che invece vogliamo favorire. Neppure avrebbe senso negargli la possibilità di andare in pensione per poi prolungare la sua agonia mantenendolo per qualche tempo al limite del livello minimo di sopravvivenza tramite l’elargizione di un magro sussidio di disoccupazione.

Non possiamo dubitare che dietro alle mosse del Governo, nonostante le apparenze contrarie, ci sia una strategia coerente, solida e lungimirante. Possiamo altresì essere certi che questa strategia si rivelerà inaspettata e sorprendente, poiché gli stessi Ministri lo hanno promesso apertamente. Pur non avendo per ora la possibilità di uscire dal campo delle semplici illazioni, ci sentiamo di azzardare un’ipotesi suggestiva: la soluzione al problema della carenza di lavoro è la soppressione fisica del disoccupato. – Continua a leggere >

Cartolina di Natale

Ci sono certamente molte cose che noi meridionali possiamo imparare dai Paesi del nord. Quest’anno ad esempio in Lapponia l’orgoglio cèrvide ha dato il meglio di sé: le renne di Babbo Natale, stufe di lavorare a progetto, si sono impegnate in una vertenza che si è protratta per tutto il giorno della vigilia, e che si è conclusa con un nulla di fatto. Compatte hanno allora optato per questa efficace forma di protesta.

Orgoglio cervide

Sudore e bile

Fuochi d'artificio

Non ci si deve sorprendere se la manovra proposta dal governo lascia quasi tutti scontenti. Non è agli italiani che deve piacere, ma al Parlamento. E dall’attuale Parlamento, tuttora infestato dalla XVI legislatura, non può certamente uscire alcunché  di buono. La direttiva numero uno è non incidere troppo sugli interessi di Berlusconi e delle altre facoltose zecche che occupano buona parte degli scranni delle due Camere. Se poi si riesce a far approvare qualcosa che come effetto collaterale riesce anche a raddrizzare la barca, tanto di guadagnato. Già è un progresso se non ci sono in mezzo processi lunghi, prescrizioni brevi, bavagli, depenalizzazioni e affini.

Consultare le liste della vergogna è un passatempo a cui intanto tutti coloro che si apprestano a versare copiosamente i propri liquidi organici, come previsto dalla manovra, possono utilmente dedicarsi, meditando nel contempo nuovi ed efficaci metodi per liberarci dai nauseabondi parassiti. Tutti sono chiamati a fare sacrifici, dunque tutti devono collaborare. Anche i ministri del nuovo governo, i quali anzi dovrebbero essere i primi a sacrificarsi per la Patria, purificandone il suolo attraverso l’aspersione dei propri umori. Ad esempio applicando il metodo dell’ex-ministro e ex-onorevole Diliberto: alla prossima seduta del Parlamento, fuochi d’artificio e un finale col botto per una degna conclusione delle celebrazioni per l’unità d’Italia.

Un panorama inquietante (quarta parte)

Leggi dall’inizio (prima parte)

Nelle precedenti puntate sono state esaminate alcune performance di note marionette rinvenute sull’edizione del settimanale Panorama anno XLIX numero 43. Ritengo utile rimarcare che la scelta di quello specifico numero non è stata fatta per la sua particolare rappresentatività: essa è avvenuta in maniera del tutto casuale. Si può immaginare che sfogliando qualunque altro numero precedente o successivo si sarebbero potuti trovare spunti altrettanto validi.

Del numero esaminato sono stati scelti gli articoli firmati dalle penne più note, ma molte altre pagine avrebbero meritato menzione, se non come casi da manuale, almeno come esempi significativi di disonestà e servilismo verso il padrone. Due articoli, che appaiono a breve distanza l’uno dall’altro, titolano rispettivamente “La ragnatela di affari e il mondo segreto dell’amico di D’Alema” e “Il marito ingombrante di Anna la giustiziera”. Mettere in evidenza, nel titolo di un articolo, il nome di una persona che non è il soggetto dell’articolo può sembrare semplicemente indice di cattivo giornalismo. Ma considerando che appena un mese prima aveva generato aspre critiche un articolo che Panorama aveva dedicato alla moglie di Bossi, si può intuire che il metodo per tenere in riga gli alleati lasciando intendere che i loro amici e parenti sono tenuti sotto stretta sorveglianza, già collaudato con l’inseparabile Lumbard, ha trovato una nuova applicazione sugli onorevoli D’Alema e Finocchiaro.

Merita ancora una menzione la rubrica “Indiscreto” che contiene un breve articolo intitolato “Gustavo, indignado in cashmere”. Al suo interno sono riportate alcune dichiarazioni di Gustavo Zagrebelsky relative ad intercettazioni (afferma che sono utili per giudicare il ceto politico), ipotesi sulla fine di Berlusconi (“finirà come Craxi”), abuso di decreti (accosta il governo Berlusconi alla Germania del 1933). Invece di commentare nel merito le affermazioni del giurista (si può essere d’accordo come no, ovviamente), l’insipido servo si limita a definirlo “il guru degli indignados in cashmere”, quasi che tale espressione sottintendesse un ossimoro. L’intento neanche tanto mascherato è quello di suggerire l’idea che una persona perbene non dovrebbe indignarsi, e che gli indignados possano essere credibili solo se circolano a petto nudo. Mentre al contrario in certi casi l’indignazione è, più che un diritto, un dovere civico.

Giunti a questo punto, possiamo finalmente arrivare alla formulazione del problema. Il problema è che oltre trecentomila persone ogni settimana acquistano una copia di questa ignobile rivista. Difficile pensare che lo facciano per tenersi aggiornati sulle ultime tendenze della prostituzione intellettuale. Il fatto che Panorama sia il settimanale di attualità e politica più letto in Italia è uno di quegli elementi che inducono a sospettare che siamo tuttora fermi al punto zero, e che ci resteremo a lungo. Ciò nonostante –anzi proprio per questo– è importante che si continui a puntare il dito pubblicamente contro tutti i prostituti che quotidianamente dalle televisioni e dalla carta stampata continuano a confondere e deformare la realtà a beneficio del loro padrone. Essere neutrali non è un’opzione: chi si dichiara neutrale implicitamente si schiera dalla parte del più forte. Per questo confido con questi articoli di essere riuscito ad instillare un po’ di genuino disprezzo nei confronti dei servi di cui ho scritto e dei loro consimili, ed auspico che i miei lettori condividano con me l’ardita, oltraggiosa speranza che questi individui, esecrati da ogni cittadino civile, aborriti dagli editori e dai lettori tutti, si possano tra qualche tempo incontrare seduti su un marciapiede, laceri e sudici, intenti a mendicare ai passanti qualche spicciolo o un pezzo di pane.

Avanti il prossimo

Il segretario del Pd, tale Pier Luigi Bersani, a proposito delle dimissioni dell’onorevole Berlusconi ha affermato testualmente: “È il Partito Democratico che l’ha mandato a casa”. Ci dispiace mettere in dubbio le granitiche certezze del segretario; purtuttavia alcune recenti vicende legate all’ambiente parlamentare potrebbero condurre i sospetti verso un altro responsabile.

Come già abbiamo rilevato, pochi giorni dopo la pubblicazione delle Pudenda numero cinque Gabriella Carlucci, il cui nome era ivi contenuto, ha abbandonato il Pdl, ed è noto che a causa di questa ed altre defezioni due giorni dopo Berlusconi si è ritrovato senza una maggioranza alla Camera.

Si potrebbe pensare ad una coincidenza fortuita. Ma a questo gustoso episodio se ne è subito aggiunto un altro: riguarda il deputato Amedeo Laboccetta, il quale il giorno 10 novembre 2011 ha avuto un incontro ravvicinato con la Guardia di Finanza, in conseguenza del quale si presume che sarà iscritto nel registro degli indagati. Lo stesso giorno 10 novembre il nome di Laboccetta era apparso, vergogna delle vergogne, nelle Pudenda numero sei di Bue punto zero.

Giunti a questo punto, abbiamo qualcosa di più di un semplice indizio. L’identikit del responsabile della caduta del Governo Berlusconi potrebbe includere un grande paio di corna. Tra non molto sarà pubblicata una nuova lista: vediamo chi sarà il prossimo.